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Qualifica Installatori di Sistemi Radianti secondo la norma UNI 11741:2019

Il 22 luglio è stata fatta la prima sessione d’esame per la qualifica degli Installatori di Sistemi Radianti secondo la norma UNI 11741:2019. La norma definisce i requisiti di conoscenza, abilità e competenza per gli installatori di sistemi radianti a bassa differenza di temperatura (sistemi a pavimento, parete e soffitto installati in edifici civili, industriali e con altre destinazioni d’uso, nuovi e da riqualificare) abbinati a strategie di regolazione, sistemi di deumidificazione e controllo della qualità dell’aria ambiente, con funzionamento invernale ed estivo. Per diventare un installatore di sistemi radianti qualificato è necessario sostenere un esame (teorico, scritto e pratico) come indicato nella norma UNI 11741:2019. La norma prevede due livelli di qualifica: LIVELLO BASENel livello base l’addetto deve essere in grado di realizzare l’opera secondo le indicazioni e le prescrizioni dei progetto o dello schema d’impianto secondo le norme di installazione relative e le indicazioni dei fabbricanti, deve eseguire gli interventi manutentivi secondo le istruzioni del responsabile, delle indicazioni deli fabbricanti e delle norme vigenti, deve eseguire le verifiche strumentali richieste e deve redigere il protocollo di messa in pressione (definito nelle norme UNI EN ISO 11855 e UNI EN 1264). LIVELLO AVANZATONel livello avanzato l’addetto deve essere in grado di realizzate tutti i compiti relativi al livello base oltre a verificare la fattibilità dell’opera, svolgere l’attività di coordinamento tra i vari operatori coinvolti nella realizzazione e manutenzione dell’impianto radiante, eseguire e sovrintendere all’installazione, posa in opera, collaudo e manutenzione dei sistemi radianti idronici, redigere il protocollo di primo avviamento, verificare la corrispondenza dell’impianto termico realizzato al progetto e predisporre la documentazione richiesta dalla legislazione vigente. Alla sessione d’esame hanno partecipato 5 Addetti della società @Giacomini SpA che hanno superato con successo l’esame per il livello avanzato. La qualifica professionale è un valore aggiunto per gli installatori di sistemi radianti e rappresenta una garanzia sia per l’utente finale che per i progettisti per avere un riferimento qualificato per l’installazione da scegliere per i cantieri e per le aziende del settore per accompagnare a prodotti e produttori di qualità anche installatori qualificati. ICIM rilascia la certificazione per la figura professionale di Installatore di sistemi radianti idronici a bassa differenza di temperatura in conformità a quanto previsto dalla norma di UNI 11741:2019 e ai requisiti della ISO/IEC 17024. Per informazioni sulla certificazione delle figure professionali e prossime date di esami: mail figureprofessionali@icim.it, tel- 02 72534211. 30 luglio 2021
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Piano Transizione 4.0 per la refrigerazione commerciale: la nuova guida di ASSOCOLD-ANIMA e ICIM SpA

Si colloca nell’ambito della collaborazione tra ANIMA Confindustria e ICIM SpA – ente di certificazione di riferimento in ambito trasformazione industriale e Industria 4.0, con oltre 1800 attestazioni rilasciate a oggi – la nuova guida Piano Transizione 4.0 per la refrigerazione commerciale, realizzata da ASSOCOLD-Costruttori di Tecnologie per il Freddo, l’associazione federata in ANIMA che raggruppa i produttori italiani di attrezzature frigorifere per il commercio e componenti quali compressori, controllori elettronici, valvole e componentistica. Attraverso indicazioni semplici e strumenti chiari, la pubblicazione illustra alle aziende del comparto le modalità per accedere in modo sicuro ai benefici fiscali del Piano Transizione 4.0 per il mondo della refrigerazione commerciale. Come è noto il piano Transizione 4.0 nasce nell’ambito di una visione strategica: sostenere il Sistema Paese nel compiere i passi necessari per rimanere all’avanguardia e offrire un supporto alle imprese che investono nell’ammodernamento, digitalizzazione ed efficientamento dei propri macchinari e processi produttivi.  Anche per le aziende del comparto della refrigerazione commerciale  – un settore che vale circa 1 miliardo di Euro con conta 5.000 addetti – è fondamentale accedere al piano di Transizione 4.0 per l’acquisto di tecnologie moderne ed efficienti in un’ottica di investimenti sicuri che possano essere duraturi nel tempo. La nuova guida di ASSOCOLD-ANIMA-ICIM SpA analizza in dettaglio le caratteristiche delle merceologie presenti nel mondo della refrigerazione commerciale e introduce agli importanti strumenti di agevolazione fiscale disponibili, utili anche ad accelerare l’adozione delle migliori e più avanzate tecnologie. Un percorso che ha come obiettivo finale quello di favorire e accompagnare le imprese e i clienti della distribuzione alimentare in Italia nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale. Un’ampia sezione “Domande frequenti” risponde ai diversi quesiti che possono emergere nell’applicazione della normativa dei benefici fiscali. La guida Piano Transizione 4.0 per la refrigerazione commerciale di ASSOCOLD è scaricabile qui 30 luglio 2021
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Credito imposta industria 4.0: tutti i chiarimenti attesi nella circolare 9/E dell’Agenzia delle Entrate

Lo scorso 23 luglio l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare 9/E che interviene chiarendo i molti aspetti dubbi generati dal passaggio dal sistema della maggiorazione degli ammortamenti al credito d’imposta. Un documento interpretativo fortemente atteso e che ha il carattere di interpretazione ufficiale. Delineato inoltre di concerto con il parere del MiSE, ha il potere di invalidare eventuali risposte in conflitto fornite dalle direzioni regionali nei mesi scorsi. Sotto forma di risposta a quesiti specifici, la Circolare 9/E si articola in sette capitoli, toccando gli elementi più rilevanti della disciplina agevolativa del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali così come recentemente modificato dalla legge di bilancio 2021. I capitoli sui cui si espressa l’Agenzia delle Entrate sono: Soggetti interessati Investimenti Ambito temporale Determinazione dell’agevolazione Utilizzo Cumulo con altre agevolazioni Rideterminazione dell’agevolazione Molte le precisazioni fornite, quelle di maggiore interesse riteniamo possano essere le seguenti: Beni in leasing: l’AdE conferma che la disciplina è estesa in tutte le sue disposizioni ai beni acquisiti in leasing. Per i beni in leasing riscattati per la determinazione del credito di imposta spettante al locatario, non assume alcuna rilevanza il prezzo di riscatto dallo stesso pagato all’atto di esercizio del diritto di opzione, ma solo quello all’atto dell’acquisizione. Nel caso di beni acquisiti in leasing per i quali non ci sia poi il riscatto del bene o la cessione del contratto, l’Agenzia scrive che il mancato esercizio del diritto di riscatto così come la cessione del contratto di leasing durante il “periodo di sorveglianza” (entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione) costituiscono causa di rideterminazione dell’incentivo perché sono casi da assimilare alla cessione a titolo oneroso e delocalizzazione dei beni agevolati acquisiti in proprietà per i quali vi è il recapture, cioè il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo. Per i beni acquisiti in proprietà a seguito di riscatto che diventano poi oggetto di un contratto di sale and lease back invece il credito d’imposta non sarà oggetto di rideterminazione qualora, nel periodo di sorveglianza, il bene acquisito in proprietà a seguito di riscatto venga successivamente ceduto a una società di leasing nel contesto di un’operazione di sale and lease back. Ambito temporale: L’AdE chiarisce quale disciplina debba applicarsi nel periodo di compresenza delle due disposizioni normative. In altre parole, si tratta del periodo tra il 16/11/2020 e il 31/12/2020 e poi anche per il periodo tra il 01/01/2021 e il 30/06/2021 per i quali sono previsti incentivi sia dalla legge di bilancio per il 2020 (160/2019) sia da quella per il 2021 (178/2020). L’Agenzia spiega che si deve valutare “distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020, vale a dire anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina, si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20 per cento (c.d. “prenotazione”), dal caso degli investimenti per i quali alla suddetta data non risultino verificate tali condizioni”. Nel caso della prenotazione pre 15/11/2020 – spiega la Circolare 9/E – gli investimenti, sempre se effettuati (vale a dire completati) entro il 30 giugno 2021, restano “incardinati nella precedente disciplina di cui alla legge di bilancio 2020”. In caso contrario si rende applicabile la nuova disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2021. Quote annuali di fruizione del credito: l’AdE specifica che la ripartizione in quote annuali risponde alla necessità, soprattutto di ordine finanziario, di porre un limite annuo all’utilizzo del credito d’imposta – nella misura di un terzo dell’importo maturato – e non già di fissare un obbligo di utilizzo dell’intera quota annuale ivi stabilita o un limite temporale alla sua fruizione. Pertanto, nel caso in cui la quota annuale – o parte di essa – non sia utilizzata, l’ammontare residuo potrà essere riportato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi di imposta successivi senza alcun limite temporale ed essere utilizzato già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno. Questo anche oltre il limite del terzo anno. Interconnessione tardiva: L’AdE specifica che il “ritardo” nell’interconnessione produca solo un semplice slittamento del momento dal quale si può iniziare a godere del beneficio, come avveniva nel caso dell’iperammortamento. Quanto alle modalità di fruizione del beneficio, spiega che nel caso in cui il bene entri in funzione, pur senza essere interconnesso, il contribuente può scegliere tra due strade: la prima è iniziare a godere del (minore) credito d’imposta per i beni non 4.0 fino all’anno precedente a quello in cui si realizza l’interconnessione; fatta l’interconnessione, potrà fruirne “in misura piena” decurtando il beneficio delle quote già fruite in precedenza e dividendo il beneficio residuo in un nuovo triennio di fruizione di pari importo. La seconda strada è invece attendere l’interconnessione e fruire del credito di imposta direttamente “in misura piena”. Infine, l’agenzia ricorda che l’interconnessione tardiva si ha solo nel caso in cui il rinvio sia dovuto alla necessità di acquisire o di adeguare l’infrastruttura informatica necessaria all’interconnessione e non all’adeguamento delle caratteristiche tecniche del bene (in tal caso si tratterebbe infatti di revamping). Cumulo con altre agevolazioni: I crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali sono espressamente cumulabili con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto. Per verificare che gli importi non superino il costo, “è necessario individuare i costi riferibili ai beni oggetto di investimento ammissibili a entrambe le discipline agevolative e assumere, quali costi rilevanti ai fini del credito d’imposta, l’importo complessivo dei costi ammissibili, al lordo dei contributi agli stessi correlati, cioè per il loro intero ammontare, anche se di tali costi il contribuente non è rimasto inciso per effetto dei contributi erogati a suo favore. Quindi, occorre calcolare il credito di imposta teoricamente spettante, e sommare tale importo teorico a quello degli altri incentivi pubblici concessi sui medesimi investimenti”. Il risultato di tale somma non deve superare il “costo sostenuto” ovverosia l’ammontare complessivo dei costi ammissibili di competenza del periodo di imposta per il quale il contribuente intende avvalersi del credito di imposta. A questo link è consultabile il documento ufficiale per una estesa e approfondita lettura. ICIM SpA, grazie alla costante collaborazione con Federazione Anima, UCIMU e le altre associazioni imprenditoriali monitora costantemente l’evoluzione dei provvedimenti legislativi e fornisce supporto alle imprese per orientare le proprie strategie di investimento. ICIM supporta le aziende con una gamma di servizi Industria 4.0 che vanno dall’attestazione dei requisiti per l’accesso ai benefici fiscali dell’iperammortamento fino a servizi dedicati alla sicurezza informatica, la business continuity, l’asset management. 29 luglio 2021
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UCIMU: crescono automazione e digitalizzazione su un parco macchine utensili vecchio

Con un’età media di 14 anni e 5 mesi, la più alta mai registrata dal 1975, il parco macchine utensili e sistemi di produzione installato nell’industria Italiana risulta più vecchio di quello di cinque anni fa, anche se, di contro, cresce il grado di automazione e integrazione degli impianti, segno che le misure di incentivo alla competitività in materia 4.0 hanno avuto i primi effetti. È quanto emerge dalla ricerca Il Parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana, ideata da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, in collaborazione con FONDAZIONE UCIMU, realizzata con il contributo di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di ICE Agenzia e Unioncamere. Giunta alla sesta edizione l’indagine, che ha raccolto i dati al 2019 di oltre 2.000 imprese (un campione di unità produttive censite pari al 15% dell’universo delle aziende del settore), è stata condotta con una periodicità anticipata rispetto alla solita cadenza decennale, per dare conto delle variazioni generate dai piani di trasformazione industriale 4.0 e dagli incentivi adottati dal nostro Paese. Nonostante le macchine utensili installate siano cresciute del 21,6% rispetto al 2014, l’età media non si abbassa e, anzi, quasi la metà ha un’età superiore ai 20 anni. Una realtà che desta preoccupazione e che si motiva con innumerevoli fattori tra cui l’ampliamento del parco esistenti a fronte di una sostituzione solo parziale dei precedenti sistemi produttivi installati che, per alcuni settori, continuano comunque a svolgere la loro funzione. È ancora ampia, infatti, la platea di imprese che non ha fatto investimenti nonostante gli incentivi 4.0. Si ipotizza che queste aziende, costrette a mantenere in servizio macchine vetuste, anche per lavorazioni strategiche, abbiano investito in interventi di retrofitting. Questa è delle dinamiche che permette di conciliare l’aumento dell’età media con il maggior grado di automazione. In questo panorama cresce per fortuna anche la quota di macchine recenti (con età inferiore ai 5 anni) che passa dal 13,1% del 2014 al 16,1% del 2019. Negli ultimi vent’anni si sono ridotti gli acquisti di macchine con tecnologie tradizionali a favore di quelle con tecnologie di ultima generazione: la quota delle macchine utensili ad asportazione e deformazione è scesa dall’83% nel 1999 al 73% nel 2019, a favore di quella delle tecnologie innovative (robot e tecnologie non convenzionali) che rappresenta il restante 27%. L’indagine rivela una crescita generale del grado di automazione/integrazione degli impianti produttivi grazie ai nuovi investimenti stimolati dalle misure di incentivo 4.0. Una crescita su livelli diversi: singole macchine, linee di produzione, sistemi 4.0 con interconnessione digitale dei sistemi di controllo e gestione. Come ha commentato la presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE: “I provvedimenti per sostenere l’ammodernamento del parco macchine e per incentivare la transizione 4.0 del manifatturiero del Paese hanno prodotto effetti interessanti ma non ancora sufficienti ad assicurare la trasformazione digitale del metalmeccanico. Per questa ragione occorre che le misure attualmente operative, quali il credito di imposta per gli acquisti in nuove macchine tradizionali e con tecnologia 4.0, proseguano oltre il 2022… e che diventino strutturali per permettere alle aziende di fare pianti di investimento di medio/lungo termine. È altresì importante che sia allungata l’operatività della misura del credito di imposta per la formazione, al fine di assicurare alle imprese un corretto supporto per l’aggiornamento del personale. Solo così gli investimenti in tecnologie di nuova generazione potranno realmente assicurare all’impresa miglioramento della produttività̀ e l’efficienza necessaria a vincere la sfida della competitività nello scenario internazionale”. [Fonte UCIMU.IT]22 luglio 2021
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Indagine Aqua Italia (ANIMA Confindustria): l’82% degli italiani beve acqua del rubinetto

Il quadro socioeconomico attuale e la pandemia hanno modificato le abitudini e i consumi degli italiani: negli ultimi 12 mesi l’82,7% della popolazione ha bevuto acqua del rubinetto (trattata e non), con un tasso di crescita sul 2020 di oltre il 5%. Circa la metà della popolazione maggiorenne (47,3%) dichiara di bere sempre o quasi sempre l’acqua potabile del rubinetto in casa e/o fuori casa e si è evidenziato che nel corso del 2020 sono aumentati in modo significativo (+6,5%) i consumatori occasionali (35,4%). Sono i primi dati che emergono dall’annuale indagine condotta da Open Media Research per Aqua Italia – l’associazione federata Anima Confindustria che rappresenta le aziende di impianti, componenti, prodotti chimici e accessori per il trattamento delle acque primarie – con l’obiettivo di conoscere l’evoluzione di comportamenti e atteggiamenti della popolazione italiana nei confronti dell’acqua potabile. In linea generale l’acqua degli acquedotti è ritenuta sicura, non inquina (perché non ha bisogno di bottiglie di plastica e dei processi di lavorazione) e il consumo da parte degli italiani è stato riscoperto proprio durante la pandemia: il 13% ha dichiarato, infatti, di avere iniziato a berla più spesso. Si conferma più gradita tra i residenti al Nord (la bevono sempre/quasi sempre nel 49,4% dei casi nel Nord Ovest e nel 57,1% nel Nord Est), mentre si rileva una minore incidenza tra coloro che vivono nel Sud+Sicilia (40,9%), dove risulta più alta della media la percentuale di coloro che bevono acqua del rubinetto più raramente o mai (29,5% verso una media nazionale del 25,2%). I motivi principali per i quali gli intervistati hanno dichiarato di bere l’acqua del rubinetto (trattata o non trattata) riguardano “l’attenzione per l’ambiente” (27%), cioè evitare di trasportare e smaltire bottiglie di plastica, dato significativamente più rilevante rispetto agli anni precedenti (era il 12,3% nel 2018). Poi c’è la “comodità nel disporne” (25,1%), la consapevolezza che “l’acquedotto comunale fa maggiori controlli sull’acqua rispetto ai produttori dell’acqua in bottiglia” (23,4%), il “minor costo rispetto all’acqua in bottiglia” (21,3%) e infine “la bevo perché è buona” (20,2%). Altri due aspetti interessanti sono emersi della ricerca: 32,6% delle famiglie italiane ha adottato un sistema di affinaggio dell’acqua (tra caraffe filtranti, sistemi per l’eliminazione del cloro/altre sostanze o per la refrigerazione e gasatura dell’acqua); mentre, per l’approvvigionamento dell’acqua da bere fuori casa, il 62,6% opta per l’acquisto di acqua in bottiglia (45,6% da bar/negozi e 17% da distributori automatici a pagamento) e il 48,9% porta l’acqua da casa. Con riferimento ai chioschi/casette di distribuzione di acqua potabile messe a disposizione dai comuni, il 76,1% degli intervistati ha dichiarato di conoscere questo servizio e il 23,5% di farne uso confermando che si tratta di un’abitudine in crescita (nel 2020 erano il 22,8%). In merito infine alla preoccupazione nei confronti della presenza di potenziali sostanze contaminanti, come ad esempio farmaci e sostanze chimiche, che non sono state ancora normate dalla legge italiana, il 24,7% si è dichiarato estremamente preoccupato e il 65,4% abbastanza preoccupato. Tra coloro che hanno già un’abitudine al consumo dell’acqua potabile del rubinetto, si riscontra una preoccupazione più bassa della media della popolazione (11,9% vs. 24,7%). Garantire la salubrità dell’acqua è un aspetto fondamentare per tutti i fabbricanti di prodotti e componenti che entrano a contatto con acqua destinata al consumo umano, ovvero produttori di tubazioni, pompe, valvole, serbatoi di contenimento e riscaldamento dell’acqua come anche ai costruttori di impianti e componenti per il trattamento delle acque, rubinetterie, componentistica varia, ecc. ICIM GROUP mette a disposizione di queste aziende una proposta articolata di servizi, forniti da tre diverse società del gruppo, che comprende supporto tecnico, prove e certificazione. TIFQ offre assistenza specialistica per tutte le attività finalizzate all’adeguamento al DM 174/2004 sui prodotti e componenti a contatto con acqua potabile. TIFQlab, invece, esegue test di conformità compositiva dei materiali a contatto con acqua potabile e prove di migrazione globale e specifica, oltre che le verifiche sperimentali dei sistemi di trattamento dell’acqua potabile ai sensi del Decreto 7 febbraio 2012, n. 25 – Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano, a garanzia del consumatore finale. ICIM SpA, infine, mette a disposizione delle imprese del comparto il suo schema di certificazione volontaria – unico in Italia riconosciuto da Accredia – che è stato da poco rinominato in “Certificazione di prodotti e componenti utilizzati a contatto con acqua destinata al consumo umano (acqua potabile) sulla base di riferimento delle indicazioni del DM 174/2004”, includendo l’esplicito riferimento alla normativa cogente nel settore dell’acqua potabile. La certificazione volontaria secondo lo schema proprietario di ICIM è in grado di attestare (attraverso le verifiche di conformità) la corretta rispondenza ai requisiti legislativi dei processi produttivi e dei materiali utilizzati dai fabbricanti, per evitare rischi da cessioni fuori norma a garanzia di qualità e salubrità. [Fonte ANIMA.IT]22 luglio 2021
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Addetto alle Attività di Sorveglianza degli Impianti di Distribuzione del Gas Naturale

SONO 24 I NUOVI ADDETTI CERTIFICATI SECONDO LA NORMA UNI 11632! 24 figure professionali hanno ottenuto da ICIM SpA, unico Ente di Certificazione riconosciuto ACCREDIA, la certificazione accreditata secondo la UNI 11632 e, nello specifico, la certificazione del profilo professionale TIPO III di addetto alla manutenzione/messa in servizio/messa fuori servizio degli impianti di distribuzione del gas naturale. I 24 Addetti, che hanno frequentato la formazione di preparazione all’esame con HTS Srl e i suoi docenti qualificati, operano in importanti aziende di distribuzione di Gas naturale come Centria Srl e una primaria azienda appaltatrice di servizio ai distributori di gas a rete. Nel mese di Giugno si sono svolte 3 sessioni d’esame per la certificazione di Addetto alle Attività di Sorveglianza degli Impianti di Distribuzione del Gas Naturale secondo la norma UNI 11632 e relativa UNI PdR 39-2018 di riferimento, attestando il possesso dei requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure che svolgono attività in campo di sorveglianza sugli impianti di distribuzione di gas naturale per mantenerne la sicurezza e l’efficienza e per assicurare la continuità del servizio agli utenti finali. Certificare il proprio personale secondo la UNI 11632 significa costruire professionalità attraverso percorsi di crescita nel rispetto di protocolli, norme e prassi di settore. Il tutto, per innalzare il livello qualitativo del servizio. Per informazioni sulla certificazione delle figure professionali e prossime date di esami, scrivi a figureprofessionali@icim.it o telefona allo 02 72534211 Per informazioni sulle prossime sessioni di corsi in ambito tecnica gasistica e catalogo formativo, clicca qui o scrivi a mail info@formazionequalificata.com 14 luglio 2021
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I MOCA. IL VALORE DELLA CERTIFICAZIONE

I MOCA in onda con Striscia la Notizia Un recente servizio di Striscia la Notizia ha portato l’attenzione del pubblico sul tema dei MOCA, Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti. Il servizio mette in guardia i telespettatori rispetto a oggetti, contenitori e utensili di cucina privi di marchio CE “bicchiere e forchetta” oppure realizzati con materiali di scarsa qualità, spesso d’importazione e venduti a basso prezzo. È stato evidenziato, anche, come la Legge italiana, per la sua formulazione, lasci, purtroppo, qualche spiraglio ai produttori e importatori senza scrupoli e si è lanciato un appello affinché diventi obbligatorio apporre su tutti i MOCA il marchio che consenta al consumatore di acquistare, a colpo sicuro, oggetti che non mettano in pericolo la salute. Non è un caso che una trasmissione seguita dal grande pubblico abbia voluto occuparsi del tema: si moltiplicano gli allarmi per la salute dei consumatori e anche l’ultimo report pubblicato dal RASFF – il Rapid Alert System for Food and Feed, ben noto agli addetti ai lavori – ha evidenziato numerose non conformità relative ai MOCA, migrazione di sostanze come formaldeide, ammine aromatiche e metalli pesanti nonché numerose irregolarità bloccate alla frontiera. Per le aziende del comparto foodtech – che abbraccia un’infinita gamma di oggetti di uso professionale e casalingo destinati ad entrare a contatto con gli alimenti (contenitori, pentole, stoviglie, imballaggi, elettrodomestici e accessori da cucina, macchine per il caffè, affettatrici, ecc.) ma anche macchinari industriali per la lavorazione e la trasformazione degli alimenti, distributori automatici, imballaggi, attrezzature per negozi di generi alimentari, bar e ristoranti, contenitori per il trasporto, fino ai componenti per le macchine alimentari oltre a tubazioni, valvole, serbatori che entrano in contatto con l’acqua destinata alla preparazione degli alimenti – è un momento cruciale per presentarsi sul mercato con le carte in regola. Il quadro normativo sui MOCA a cui le aziende devono fare riferimento per operare nel rispetto delle disposizioni di legge è particolarmente articolato, in continua evoluzione e non completamente armonizzato. Include diversi Regolamenti europei – dal CE 1935/2004 sulla sicurezza dei MOCA al CE 2023/2006 sulle Buone Pratiche di Fabbricazione (GMP) nei processi di produzione e manutenzione di prodotti destinati a venire a contatto con sostanze alimentari – oltre alle normative nazionali e di dettaglio per i vari materiali: plastica, acciaio, alluminio, cellulosa, vetro, ceramica, ecc. La certificazione volontaria MOCA-Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti secondo lo schema proprietario di ICIM SpA, unico ente accreditato sui MOCA in Italia, offre alle aziende la possibilità di rispettare in ogni dettaglio la compliance normativa e legislativa. La certificazione MOCA valorizza in modo distintivo l’operato di un’azienda nel suo mercato di riferimento che, attraverso l’attestazione da parte di un ente terzo, può dimostrare di aver applicato le buone pratiche di fabbricazione e aver rispettato tutte le normative di sicurezza alimentare a tutala della salute umana. Si tratta di un vero e proprio “passaporto”, che l’azienda più utilizzare anche in ambito internazionale, come ad esempio per la commercializzazione dei propri prodotti nelle catene di fast food o in ambito Ho.re.ca. Il percorso certificativo MOCA di ICIM SpA parte da un’analisi documentale del processo produttivo e dei prodotti, si procede con la valutazione dei materiali componenti il prodotto, con la verifica della conformità di tutte le sostanze utilizzate per la fabbricazione e con la definizione del numero dei campioni da esaminare e dei parametri da analizzare. Attraverso l’audit si effettua la valutazione della congruità dei processi produttivi specifici e il prelievo dei prodotti da testare e si procede con l’individuazione delle loro possibili cessioni attraverso i test di laboratorio specifici. A valle dell’esito positivo di audit e test di laboratorio viene emesso il certificato, che ha una validità di 5 anni e prevede sorveglianze e controlli a cadenza annuale.
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Beni strumentali: dal Decreto Imprese 600 mln per il rifinanziamento della “Nuova Sabatini”

Con uno stanziamento di 600 milioni di euro è arrivato, con il Decreto Imprese approvato il 30 giugno, l’atteso rifinanziamento della Nuova Sabatini, la misura di incentivo per l’acquisto di beni strumentali delle micro, piccole e medie imprese, ovvero un sostegno agli investimenti in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, software ed in tecnologie digitali. Il provvedimento consentirà di sbloccare la Nuova Sabatini che, a inizio giugno aveva dovuto registrare la chiusura dello sportello per la presentazione delle domande, proprio a causa dell’esaurimento delle risorse. La norma inserita nel decreto prevede, inoltre, che per le domande trasmesse in data antecedente al 1° gennaio 2021, per le quali sia stata già erogata in favore delle PMI beneficiarie almeno la prima quota di contributo, il Ministero dello sviluppo economico possa procedere a erogare le successive quote di contributo spettanti in un’unica soluzione, anche se non espressamente richieste dalle imprese beneficiarie, previo positivo esito delle verifiche amministrative propedeutiche al pagamento. Va precisato, infatti, che solo dal 2021 l’incentivo viene erogato in un’unica soluzione. La misura mira quindi a equiparare il trattamento delle imprese beneficiarie della Nuova Sabatini, consentendo l’erogazione accelerata delle rimanenti quote di contributo in favore di tutte le PMI, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda e dall’importo del finanziamento. La misura prevede, a fronte della concessione da parte di banche e intermediari finanziari di finanziamenti, l’erogazione di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al 2,75% per gli investimenti ordinari e al 3,575% per gli investimenti nelle tecnologie “industria 4.0”. L’ultima legge di bilancio (178/2020) aveva messo a disposizione della Nuova Sabatini 370 milioni di euro per l’anno 2021, una somma sparita in soli cinque mesi grazie alla forte ripresa degli investimenti, motore della ripresa in atto. Con i nuovi 600 milioni che saranno complessivamente a disposizione della misura si dovrebbe riuscire a coprire senza particolari problemi il 2021 e, secondo sulla base delle rilevazioni fatte negli ultimi tre mesi in cui la misura è stata attivata prima della chiusura dello sportello, si stima che possano attivare fino a 6,5 miliardi di finanziamenti agevolati per gli investimenti in beni strumentali. Giustamente auspicato dal mondo delle imprese e sostenuto dal Ministero sello sviluppo economico, il provvedimento di rifinanziamento delle Nuova Sabatini rappresenta un segnale di come si intenda concentrare le energie sulle priorità più stringenti, e dunque sulla competitività del sistema produttivo nazionale. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]2 luglio 2021
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Un vantaggio concreto per le aziende che operano nell’ambito di applicazione della Direttiva PED

ICIM SpA ha siglato un accordo di collaborazione con HPi-CEProof, Organismo Approvato UKAS, per consentire ai propri clienti, e non solo, di ottenere la marcatura UKCA necessaria per l’export verso la Gran Bretagna. Il marchio UKCA (UK Conformity Assessed) è il nuovo marchio di conformità del Regno Unito, entrato in vigore il 1° gennaio 2021, che deve essere utilizzato per i prodotti immessi sul mercato della Gran Bretagna, – Inghilterra, Galles e Scozia – mentre l’Irlanda del Nord beneficerà di un regime differente alla luce degli accordi tra Regno Unito e Unione Europea per evitare un hard border con la Repubblica d’Irlanda. Visto che il campo di applicazione dei Regolamenti UKCA del Regno Unito è identico a quello delle corrispondenti Direttive europee, i prodotti che ad oggi richiedono la marcatura CE da parte di un Organismo Notificato dovranno essere soggetti a marcatura UKCA da parte di un “Approved Body”, uno degli organismi riconosciuti da UKAS, ente di accreditamento britannico, e approvati dal Ministero britannico. ICIM SpA ha siglato un accordo di collaborazione con HPi-CEProof, UKAS Approved Body 1521, per consentire ai propri clienti di ottenere la marcatura UKCA per tutti i prodotti che ricadono nell’ambito di applicazione della Direttiva PED (Pressure Equipment Directive), ossia le attrezzature in pressione e gli “insiemi” sottoposti a una pressione massima ammissibile PS maggiore di 0,5 bar. La Direttiva PED copre un’ampia gamma di attrezzature a pressione quali contenitori a pressione, scambiatori di calore, autoclavi, condensatori, caldaie e tubi d’acqua, tubazioni industriali, vari tipi di rubinetti, dispositivi di sicurezza e accessori a pressione come valvole, pressostati, termostati. Negli ultimi mesi, Fabrizio Moscariello, Direttore Pianificazione e Marketing Strategico di ICIM GROUP, e Vincenzo Delacqua, Direttore Innovazione, Sviluppo e Governance di ICIM SpA, hanno condotto un’attività di scouting e selezione dei potenziali partner. “Abbiamo riscontrato – conferma Moscariello – notevole interesse da parte dei diversi Approved Bodies UKCA da noi contattati a collaborare con ICIM su questo importante tema. Siamo sicuri di avere individuato un partner qualificato e competente, con cui saremo in grado di sviluppare una collaborazione di valore per i nostri clienti che vedono il Regno Unito come un importante mercato di sbocco per i propri prodotti”. Dal canto suo, Delacqua sottolinea come “con HPi- CEProof è stato semplice individuare e condividere modalità tecniche ed operative snelle ed efficaci, perché entrambe le realtà hanno un approccio tecnico e un’esperienza nel settore molto elevati”. Grazie a questo accordo, i clienti ICIM SpA potranno ottenere, attraverso una procedura semplificata, la marcatura CE dei loro prodotti per la PED, rilasciata da ICIM, e la marcatura UKCA, rilasciata da HPi-CEProof, avendo come unico interlocutore diretto il proprio referente di ICIM. HPi-CEProof rilascerà la marcatura UKCA sulla base della documentazione tecnica e delle risultanze degli audit condotti dal personale tecnico di ICIM SpA, qualificato da HPi-CEProof. Anche le organizzazioni non clienti di ICIM SpA potranno richiedere l’ottenimento della marcatura UKCA per i prodotti sotto direttiva PED tramite ICIM. In questo caso, ICIM effettuerà tutti gli interventi previsti come “subcontractor” di HPi-CEProof. “L’aver siglato questo accordo con un partner del quale conosciamo e apprezziamo la professionalità” dice Matteo Convento, Direttore Tecnico HPi-CEProof “è per noi, motivo di orgoglio. Possiamo affermare con sicurezza che la sinergia nata porterà indubbi benefici nello scenario post-Brexit in favore dell’industria italiana e dell’export”. ICIM SpA, con questa operazione, consolida ed allarga la propria proposizione di servizi nel settore delle attrezzature in pressione, dove ICIM è la prima Agenzia Ispettiva Autorizzata (AIA – Authorized Inspection Agency) italiana riconosciuta per il rilascio della certificazione ASME. ICIM SPA è ente di certificazione indipendente fondato da ANIMA Confindustria nel 1988. È leader nella certificazione di sistemi e di prodotto nei settori della meccanica, termoidraulica, impiantistica, automotive ed è l’ente di certificazione di riferimento in ambito Trasformazione Industriale e Industria 4.0È Organismo Notificato PED con il numero 0425 con autorizzazione rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico a seguito dell’accreditamento specifico da parte di ACCREDIA, svolge attività di valutazione della conformità per tutti i Moduli previsti nella Direttiva PED. È il primo ente italiano riconosciuto Agenzia d’Ispezione Autorizzata ASME e copre a 360° le esigenze del comparto delle attrezzature in pressione grazie anche all’acquisizione, nel 2019, del Consorzio Pascal, già organismo notificato PED. HPi-CEProof nasce nel 1996 come dipartimento all’interno di AEA Technology Plc, società quotata alla Borsa di Londra e rientrante tra le FTSE 200. Il dipartimento dei servizi di certificazione dell’Autorità per l’energia atomica è stato uno dei primi organismi notificati europei per una serie di direttive UE, poiché il Regno Unito era allora membro dell’UE.Dopo la fine della transizione legata alla Brexit le società britanniche non sono più state in grado di certificarsi in base alle direttive UE, ma gli organismi notificati del Regno Unito sono diventati organismi approvati dal Regno Unito per le normative sulla marcatura UKCA che hanno sostituito le direttive sulla marcatura CE dell’UE.La lunga esperienza nel campo della marcatura CE ha consentito a HPi-CEProof di annoverare proprio personale nella Commissione Europea per diverse missioni nell’Europa orientale per la valutazione dei paesi candidati all’UE in ottica di conformità alla legislazione sulla marcatura CE. 28 giugno 2021
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Materiali e oggetti a contatto con acqua potabile: lo schema di certificazione ICIM, in accordo con Accredia, inserisce nella denominazione il riferimento al DM 174/2004

È stato autorizzato da Accredia l’inserimento del DM 174/2004 nella denominazione dello schema di certificazione di ICIM SpA ora rinominato in “Certificazione di prodotti e componenti utilizzati a contatto con acqua destinata al consumo umano (acqua potabile) sulla base di riferimento delle indicazioni del DM 174/2004”. Com’è noto il Regolamento riguarda i materiali e gli oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione, trattamento, adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano. Il riferimento esplicito alla normativa cogente nel settore dell’acqua potabile è un cambiamento importante, che conferma la validità dello schema di certificazione proprietario di ICIM – già accreditato Accredia, unico in Italia – e costituisce un’ulteriore garanzia di qualità e riconoscibilità per le aziende che decidono di intraprendere il percorso di certificazione dei propri prodotti, con conseguenti vantaggi sia a livello di reputazione sia commerciali. La certificazione volontaria secondo lo schema proprietario di ICIM è in grado di attestare (attraverso verifiche di conformità) la corretta rispondenza ai requisiti legislativi dei processi produttivi e dei materiali utilizzati dai fabbricanti, per evitare rischi da cessioni fuori norma a garanzia di qualità e salubrità. A livello legislativo tutti gli Stati Membri dovranno adeguarsi, entro i prossimi  due anni e con l’adozione di normative armonizzate, alla nuova direttiva europea DWD-Drinking Water Directive (DIRETTIVA (UE) 2020/2184) entrata in vigore a febbraio 2021 che  ‘introduce importanti requisiti minimi di igiene per i materiali che entrano a contatto con le acque destinate al consumo umano ed un approccio al monitoraggio dell’acqua basato sul rischio, ovvero sull’individuazione dei rischi e sulla gestione dell’intera catena di approvvigionamento dell’acqua potabile, con particolare attenzione al trattamento, allo stoccaggio e alla distribuzione. Nell’attesa che procedano i lavori del tavolo tecnico per il recepimento anche in Italia della nuova direttiva europea DWD-Drinking Water Directive, ICIM SpA è già pronta a soddisfare tutte le esigenze del mercato e dare risposte concrete alle aziende del comparto. Lo schema di certificazione ICIM si rivolge a tutti i fabbricanti di prodotti e componenti che entrano a contatto con acqua destinata al consumo umano. A titolo esemplificativo: produttori di tubazioni, pompe, valvole, serbatoi di contenimento e riscaldamento dell’acqua come anche ai costruttori di impianti e componenti per il trattamento delle acque, rubinetterie, componentistica varia. 28 giugno 2021
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Report OCSE: la formazione continua è un’assoluta necessità

Il rapporto Skills Outlook 2021 dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è molto chiaro: per apprendere le competenze necessarie ad affrontare i cambiamenti in atto nella società e che riguardano aspetti economici, lavorativi, climatici e demografici, si rende necessaria una formazione continua delle persone. Un dibattito questo, già in atto da un decennio, che sottolinea l’importanza della formazione in un mondo del lavoro in continua mutazione grazie anche alla globalizzazione, ad una aspettativa di vita più lunga, ai cambiamenti tecnologici, ambientali e demografici. Lo scoppio della pandemia ha, di fatto, accelerato questi andamenti, modificando più velocemente le competenze richieste ai lavoratori. Si rende quindi necessario un adeguamento agli sviluppi tecnologici come la digitalizzazione e l’automazione che portano a ritenere alcune occupazioni meno importanti. Infatti, da quanto stimato prima della pandemia, almeno il 15% delle professioni era destinato a scomparire, mentre per il 32% si sarebbe resa necessaria la riorganizzazione delle mansioni oltre all’acquisizione di nuove competenze. Il rapporto sottolinea inoltre come sia necessario cambiare il concetto di formazione tenendo conto del profondo cambiamento che c’è stato nel mondo del lavoro già solo negli ultimi due anni e di come sia destinato a cambiare nei prossimi 15-20 anni. La recente crisi potrebbe portare a un crescente numero di abbandoni scolastici e, di conseguenza, a una generazione di giovani che fatica a trovare occupazione (e, in alcuni casi, non la cerca) e che, di conseguenza, non aggiornerà le proprie competenze in modo costante. In ogni caso la situazione, già prima del Covid, si presentava problematica se consideriamo che un adulto su due non era coinvolto in corsi di formazione. Inoltre, la pandemia ha provocato già a maggio 2020, una flessione del 40% legata agli annunci di posizioni aperte presso le aziende mentre è aumentata la richiesta di personale disposto a lavorare da remoto. Questo ha però portato all’aumento della ricerca di profili più qualificati, che abbiano le competenze necessarie per lavorare con le tecnologie digitali provocando, di conseguenza, un’importante diminuzione della ricerca di profili meno preparati. Per favorire e accelerare il processo di formazione e aggiornamento, è essenziale intervenire per guidare il passaggio delle persone dalla scuola dell’obbligo all’inserimento nel mercato del lavoro attuando politiche non solo orientate all’inclusione ma, soprattutto, all’accessibilità da parte di gruppi emarginati e svantaggiati da fattori socio-economici. Infine le procedure, per accedere alla formazione continua, risultano ancora troppo macchinosi in molti paesi che aderiscono all’OCSE ed è quindi auspicabile che si possa accedere a formule di finanziamento che incentivino i datori di lavoro a investire nell’apprendimento oltre a costruire sinergie tra governi, scuole, datori di lavoro, organizzazioni della società civile oltre che tra i diversi settori dell’economia. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]24 giugno 2021
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Plastica monouso: le linee guida della Commissione Europea

Dal 31 maggio 2021 la Commissione Europea applica le linee guida sulle regole dell’Unione Europea sulla plastica monouso legate alla Direttiva SUP (Single Use Plastics) relative alla riduzione dell’impatto ambientale e al divieto di introduzione sul mercato europeo di alcuni prodotti di plastica monouso. Gli indirizzi che riguardano le norme sulla plastica monouso aspirano a semplificare un’applicazione corretta e armonizzata dei passaggi più importanti della direttiva soprattutto per quanto riguarda la definizione di plastica e di prodotti di plastica monouso fatti di plastica solo in parte o interamente. La definizione di platica comprende i materiali formati da un polimero al quale possono essere aggiunti additivi o altre sostanze a eccezione dei polimeri naturali che non hanno subìto modiche chimiche. Questa definizione copre anche la plastica di base biologica e biodegradabile. La direttiva deve essere accolta nel diritto nazionale e applicata a partire dal 3 luglio 2021 quando gli Stati membri dovranno adottare misure affinché determinati prodotti di plastica monouso non siano più introdotti sul mercato europeo. Tra i prodotti segnalati ci sono, per esempio, i bastoncini cotonati, le posate, i piatti, le cannucce, le tazze, i contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso oltre a tutti i prodotti in plastica oxo-degradabile (materiale in grado di decomporsi all’aria, termine generalmente impiegato per le plastiche appositamente additivate con sostanze che favoriscono la degradazione delle molecole polimeriche in presenza dell’ossigeno ambientale). Per prodotti come attrezzi da pesca, sacchetti di plastica monouso, bottiglie, articoli sanitari, ecc., vengono richiesti obbligo di etichettatura, responsabilità estesa del produttore, campagne di sensibilizzazione oltre a specifiche di progettazione, con l’obiettivo di limitarne l’uso, ridurre il consumo ed evitare che vengano dispersi nell’ambiente. Inoltre, gli Stati membri, devono garantire che sui prodotti di platica monouso ci sia una marcatura che segnali la presenza di plastica nel prodotto e il modo migliore per smaltirlo. A questo link si può consultare la bozza dello schema che il Ministero della Transizione Ecologica sta mettendo a punto per quanto riguarda l’Italia: [Fonte ANIMA.IT]9 giugno 2021
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Beni strumentali Nuova Sabatini: chiuso lo sportello per la presentazione delle domande di accesso ai contributi

A seguito dell’esaurimento delle risorse finanziarie residue disponibili, il Ministero dello Sviluppo Economico ha disposto – a partire dal 2 giugno 2021 – la chiusura dello sportello per la presentazione delle domande di accesso ai contributi per la Nuova Sabatini, la misura beni strumentali per gli investimenti delle micro, piccole e medie imprese in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, software ed in tecnologie digitali. A maggio le domande delle PMI per accedere ai fondi della Nuova Sabatini hanno raggiunto 1,33 miliardi di euro, assorbendo il 96% dei fondi previste del MISE. L’allarme sul prossimo esaurimento dei fondi disponibili era già stato lanciato nei giorni scorsi da ASSILEA (Associazione italiana leasing) e UCIMU-Sistemi per Produrre (l’associazione di produttori delle macchine utensili). Il decreto che definisce la chiusura dello sportello, dispone comunque che, qualora entro i 60 giorni successivi si rendano disponibili ulteriori risorse – derivanti dalla riduzione dei finanziamenti deliberati dalle banche rispetto agli importi prenotati, ovvero da eventuali rinunce da parte delle imprese beneficiarie –, le stesse possono essere utilizzate esclusivamente per incrementare l’importo della prenotazione disposta in misura parziale e, successivamente, per soddisfare eventuali altre richieste di prenotazione risultanti prive di copertura, nel rispetto dell’ordine di presentazione delle stesse all’interno della medesima trasmissione mensile. Le domande presentate alle banche o intermediari in data antecedente al 2 giugno e non incluse in una richiesta di prenotazione delle risorse inviata dalle medesime banche o intermediari finanziari al Mise, in cambio, potranno essere ripresentate in caso di eventuale riapertura dello sportello, che potrebbe avvenire a breve (come precisa lo stesso Ministero dello sviluppo economico), qualora si trovassero ulteriori fondi. [Fonti MISE e INNOVATIONPOST.IT]15 giugno 2021
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Webinar MECFOR Q&A | Gli esperti di revamping rispondono alle domande

MECFOR, con il patrocinio di Fondazione UCIMU, Fiere di Parma, CEU, organizza l’evento di aggiornamento sul tema del revamping, ideale continuazione di quanto illustrato lo scorso 25 marzo. Il webinar che si svolgerà giovedì 17 giugno [dalle 15.00 alle 16.30], sarà basato sulla formula Question&Answer, con la partecipazione degli esperti: Barbara Bellagente, TiFQ [aspetti tecnici]. Paolo Gianoglio, ICIM GROUP [aspetti legati agli incentivi fiscali di Transazione 4.0]. Gli interessati potranno inviare, pertanto, i loro quesiti via mail entro il 10 giugno a tech.dept@ucimu.it, in modo da permettere agli esperti di aggregare i temi e preparare opportunamente le risposte. Sarà comunque possibile porre ulteriori brevi domande nel corso dell’incontro. ISCRIVITI 
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È necessario investire sull’idrogeno verde: il messaggio di H2IT alla Camera

La filiera dell’idrogeno è in rapido sviluppo e può avere un impatto decisivo sia per la transizione energetica sia per la competitività economica del nostro Paese: è questo, in sintesi, il messaggio inviato dall’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile (H2IT) in occasione dell’audizione del 12 maggio alla Commissione Attività Produttive, commercio, turismo della Camera dei Deputati in merito alla proposta sul PNRR. È la seconda volta in pochi mesi che H2IT è chiamata a intervenire in Parlamento su un tema di rilievo per l’economia nazionale. In questa occasione, l’Associazione ha messo l’accento sul cambiamento di prospettiva intrapreso dalla UE negli ultimi anni sul fronte della decarbonizzazione e della transizione ecologica e alle conseguenti opportunità che ne derivano, considerando che l’idrogeno rappresenta il vettore chiave per raggiungere gli obiettivi. Il settore dell’idrogeno è complesso e ha bisogno di un piano strategico chiaro, che non subisca battute di arresto o inversioni di marcia, ma proceda con azioni sul breve, medio e lungo periodo, soprattutto per quanto riguarda il ruolo futuro dell’idrogeno verde. Diversamente, infatti, si andrebbe incontro a rallentamenti e deviazioni che potrebbero escludere l’Italia dalle principali iniziative europee e internazionali. Dal PNRR arrivano anche segnali positivi e alcuni investimenti previsti sono rivolti a sostenere una graduale decarbonizzazione dell’industria pesante, allo sviluppo di una rete di stazioni di rifornimento sui corridoi strategici, al supporto delle hydrogen valleys, ad incentivare la produzione di idrogeno verde, oltre al potenziamento della ricerca. L’Italia, inoltre, partecipa ad alcuni grandi progetti di interesse europeo sull’idrogeno, che porteranno all’innovazione e alla costruzione di una filiera industriale strategica europea. Secondo H2IT, gli elementi fondamentali su cui il nostro Paese deve concentrarsi e sviluppare una strategia volta a raggiugere gli obiettivi legati all’idrogeno verde sono: accelerare la transizione verso l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili; supportare progetti nazionali di grande scala per competere a livello internazionale; costruire una rete infrastrutturale per la logistica e il trasporto dell’idrogeno; sviluppare infrastrutture per la mobilità a idrogeno; incentivare la ricerca e lo sviluppo per generare ricavi e nuovi posti di lavoro. [Fonte ICPMAG.IT]9 giugno 2021
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Settore energia e cybersecurity

Le aziende del settore dell’energia e delle utilities hanno una visione e una strategia chiara in materia di cybersecurity e, per l’89%, hanno piani strategici ben definiti per iniziative, metriche e indicatori, muovendosi anche verso un modello di Organizzazione Digitale Protetta (ODP). In considerazione di un nuovo modello energetico che sta accelerando l’adozione delle tecnologie dell’informazione e dei canali di interazione digitale con clienti e alla luce dell’aumento dei cyber-attacchi in ambienti non protetti, sembra tuttavia indispensabile adottare una maggiore protezione dei dati chiave. È quanto emerge dallo studio Cybersecurity Digital Maturity Report 2020-2021 elaborato dalla Minsait (società di Indra), che ha coinvolto i responsabili di grandi aziende e organizzazioni in Europa oltre ad esperti di cybersecurity. In relazione al settore energetico, il 44% delle aziende dichiara di avere i processi chiave identificati e protetti, mentre il 56% è consapevole dei punti di miglioramento e sta lavorando per proteggere i propri processi critici. Malgrado l’alto grado di maturità generale delle aziende del comparto, è ancora necessario rafforzare le misure in aree rilevanti come la protezione dei dati e la gestione degli asset hardware e software. Il 56%, infatti, riconosce di avere un margine di miglioramento nell’implementare tecnologie di crittografia, classificazione ed etichettatura delle informazioni; mentre il 44% gestisce gli inventari ancora attraverso processi manuali. Secondo l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, i cyber-attacchi alle infrastrutture critiche – tra cui centrali elettriche, idriche, gasdotti – sono aumentati dell’85% nel primo semestre 2020, rispetto ai primi sei mesi del 2019. Un dato che conferma la necessità di una maggiore protezione. Nonostante la crescente minaccia, solo il 22% delle aziende di energia e utilities coinvolte nella ricerca ha implementato misure per gestire centralmente l’identità digitale dei propri dipendenti, degli utenti con privilegi speciali nei sistemi informativi o dei loro clienti. Vista la situazione e per poter avere una visione completa delle sfide poste in un settore iper-specializzato e in continua evoluzione come quello della sicurezza informatica, il 78% delle organizzazioni del settore energia e utilities si affida a un Cybersecurity Operations Center, partner fondamentale per rilevare gli attacchi e reagire agli incidenti. Queste collaborazioni saranno strategiche nella convergenza sicura degli ambienti IT / OT (Information Technology e Operational Tecnology), già in corso di attuazione da parte del 75% delle aziende di energia, attraverso valutazioni di sicurezza per identificare i rischi in ogni ambiente. [Fonte ECONOMYMAGAZINE.IT]7 giugno 2021
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Un legge europea per raggiungere gli obiettivi del Green Deal

Un accordo, seppur provvisorio, è stato raggiunto dai legislatori della legge europea sul clima ed è stato approvato dalla Commissione Europea. Il clima rappresenta un elemento centrale del Green Deal Europeo e l’ambizioso accordo prevede che entro il 2050 venga raggiunta la neutralità climatica oltre alla riduzione di almeno il 55% delle emissioni del gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli che sono stati registrati nel 1990. La proposta riconosce la necessità di rafforzare l’assorbitore di carbonio europeo attraverso un più deciso regolamento LULUCF (Land Use, Land-Use Change and Forestry) relativo all’inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra relativi all’uso del suolo, al cambiamento dell’uso del suolo e alla silvicoltura, attraverso un comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici che avrà il compito di fornire pareri scientifici indipendenti oltre ad avviare un dialogo con i vari settori che indichino il percorso da seguire verso la neutralità climatica dei diversi comparti economici. La prima legge europea sul clima ha come obiettivo la trasformazione degli intenti fissati dal Green Deal in modo che l’economia e le società europee possano arrivare all’azzeramento delle emissioni di gas a effetto serra investendo in soluzioni che proteggano l’ambiente. La nuova strategia industriale europea prevede un programma che stimoli la transizione del settore produttivo coerentemente con gli obiettivi di neutralità climatica e leadership digitale. Le priorità della strategia industriale sono sostanzialmente tre: mantenere la competitività globale dell’industria europea, raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e far nascere il futuro digitale. È necessario incentivare la trasformazione del settore industriale partendo dalla revisione legislativa che risulti più facile da applicare e che sia rispettata in modo coerente in tutti i paesi dell’EU. Saranno inserite nuove normative sulla proprietà intellettuale che tutelino la sovranità tecnologica e bilanciare l’insieme della giurisdizione UE per un’ottimale transizione verde digitale. Le azioni individuate e strettamente legate allo sviluppo di tecnologie innovative e sostenibili sono: la crescita della modernizzazione e decarbonizzazione delle industrie ad elevata intensità energetica; l’introduzione di strumenti a sostegno delle industrie che operano nello smart e-mobility; la promozione di azioni per l’efficienza energetica; la messa a punto di misure che assicurino approvvigionamento sufficiente e costante di energia a basse emissioni di CO2 e a prezzi concorrenziali. Inoltre, sono previste iniziative studiate ad hoc per le PMI che vedono la riduzione degli oneri burocratici e facilitazioni per accedere ai finanziamenti per la transizione verde digitale. E, infine, si prevedono misure per eliminare le barriere che ancora limitano il buon funzionamento del mercato europeo per la produzione di ricavi che, entro il 2030, dovrebbero arrivare a 713 miliardi di euro. [Fonte EXPOCLIMA.NET]7 giugno 2021
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Decreto Sostegni Bis: credito d’imposta in un’unica soluzione anche oltre i 5 milioni di fatturato

Grazie a quanto previsto in un articolo del Decreto Sostegni Bis approvato in questi giorni e riguardante le “misure urgenti per il sostegno alle imprese, al lavoro e alle professioni, per la liquidità, la salute e i servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19”, cade il limite dei 5 milioni di fatturato previsto dalla Legge di Bilancio per poter fruire in un’unica quota, anziché tre, del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali non 4.0. Per i beni strumentali semplici, infatti, il credito d’imposta previsto dalla Legge di Bilancio (20 dicembre 2020, n. 178) è riconosciuto ad aziende, ma anche a professionisti e titolari di partita IVA che acquistano beni strumentali. L’incentivo per gli acquisti effettuati entro il 31/12/2021, o entro il 30/06/2022 in caso di acconto del 20% versato entro il 2021, è pari al 10%. Per l’anno seguente l’aliquota scende al 6%. Questo credito d’imposta va fruito in 3 anni, ma già la Legge di Bilancio prevedeva che le aziende con fatturato inferiore a 5 milioni possono fruirlo in un’unica quota già nel 2021. La novità introdotta con il Decreto Sostegni Bis consente invece anche alle aziende con un volume di ricavi o compensi pari o superiore a 5 milioni di euro di fruire del credito d’imposta in un’unica soluzione. Nessuna novità con il Decreto Sostegni Bis, invece, per quanto riguarda il credito d’imposta relativo ai beni strumentali 4.0 che, indipendentemente dalle dimensioni aziendali, va fruito in 3 anni. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]7 giugno 2021
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Webinar 15/06 | Digitalizzazione ed efficientamento degli impianti. Soluzioni innovative e prospettive future

ANIMA CONFINDUSTRIA, ICIM SpA e LE2C organizzano un webinar nel quale verranno approfondite le opportunità e gli incentivi previsti Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per investimenti nel settore della sostenibilità. La pandemia di Covid-19 ha provocato una forte crisi economica globale alla quale l’Unione Europea ha risposto con il Next Generation EU (NGEU), un programma che prevede investimenti e riforme su diversi fronti, in particolare con l’obiettivo di accelerare la transizione ecologica e digitale. Da queste premesse si inserisce il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), piano che per l’Italia rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme e che può essere l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo. In questo contesto ANIMA, ICIM SpA e LE2C organizzano il webinar gratuito “Digitalizzazione ed efficientamento degli impianti. Soluzioni innovative e prospettive future” – che si terrà il 15 giugno 2021, dalle ore 10.30 alle ore 12:00 – per approfondire le opportunità e gli incentivi previsti PNRR per investimenti nel settore della sostenibilità. Nel corso della conferenza interverranno anche Schneider Electric e Xylem Water Solutions, per presentare alcune soluzioni tecnologiche innovative da adottare per promuovere una maggiore sostenibilità, e LATI Industria Termoplastici, come caso di successo di applicazione di pratiche di efficientamento energetico. Il webinar si rivolge a imprenditori, direttori finanziari, Amministratori Delegati e Direttori area Ricerca e Sviluppo. PROGRAMMA10.30 Saluti iniziali Transizione ecologica ed efficienza energetica nel PNRR, il contributo di LE2CLuca Donelli, Presidente LE2C Il piano transizione 4.0 e la sua implementazione oggi in relazione al PNRRAlessandro Maggioni, Direttore Relazioni Istituzionali e Area Tecnica ANIMA Digitalizzazione, sostenibilità ed efficienza energetica: un approccio integrato alle opportunità offerte dai nuovi incentiviPaolo Gianoglio, Direttore HR e Relazioni Industriali ICIM Spa Soluzioni tecnologiche innovative per la sostenibilità Xylem Water SolutionsGuido Di Virgilio, Product Manager Transport Schneider ElectricLuca Tiozzo Netti, Product Manager Testimonianza aziendale LATI Industria TermoplasticiMichela Conterno, Chief Executive Officer Q&A 11.50 ConclusioniAndrea Orlando, Direttore Generale ANIMA ISCRIVITI  La partecipazione è gratuita e a numero chiuso su piattaforma GoToWebinar.E’ possibile porre domande in anticipo scrivendo a eventi@anima.it, specificando in oggetto il titolo del webinar.
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L’acciaio è sempre più digitale e sostenibile grazie alla connettività

Dal convegno di primavera 2021 di Siderweb, la community dell’acciaio, emerge che la digitalizzazione, presente ormai in ogni attività, sta permettendo all’acciaio di accrescere le potenzialità in termini di sostenibilità e internazionalizzazione, con il risultato di avere una filiera sempre più connessa. L’acciaio è il materiale migliore quando si vuole ridurre al massimo l’impatto ambientale perché è riciclabile all’infinito e dura nel tempo. Ed è proprio il tema della sostenibilità, al centro del piani di rilancio dell’Europa, che beneficia degli effetti prodotti dalla digitalizzazione sulle filiere produttive, sia sul fronte dell’efficienza energetica che sul recupero del calore per altre attività. La filiera dell’acciaio, essendo una filiera madre che sta all’origine della produzione, è stata una delle prime ad attivare l’economia circolare, se si pensa che la materia prima è il rottame. Con i clienti del settore siderurgico si cerca una maggiore integrazione dei processi per creare una filiera solida che parta dalle esigenze del cliente per arrivare alla consegna del prodotto e questo presuppone che si coinvolga il cliente in una logica di pre-progettazione oltre e mettere in atto una collaborazione a valle con i fornitori. La digitalizzazione contribuisce a far sì che tutti si parli la stessa lingua e si abbia un approccio condiviso, cercando di portare la digitalizzazione anche nelle imprese più piccole affinché un sistema Italia riesca poi a promuovere le proprie peculiarità soprattutto nei mercati esteri. [Fonte AUTOMAZIONEINDUSTRIALE.IT]21 maggio 2021
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Webinar | La Finanza Agevolata per l’Economia Circolare

Adottare pratiche di Economia Circolare a livello Europeo porta a risparmi netti per le imprese pari a 600 miliardi di euro a regime. Per supportare la transizione ecologica e la riconversione delle attività produttive verso l’Economia Circolare, esistono fonti di finanziamento da strumenti pubblici di provenienza comunitaria, nazionale e regionale. Quali sono le principali agevolazioni e cosa possono fare le aziende per sfruttare al meglio queste opportunità? Se ne parlerà il 25 maggio dalle ore 11.30 durante il terzo appuntamento del ciclo di Webinar sull’Economia Circolare organizzato dal Laboratorio RISE del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università di Brescia. Intervengono rappresentanti di Credit Team, Efficient Farm Engineering e Punto Finestre S.p.A. Per registrarsi, clicca qui 
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ICIM GROUP e Tecnolab del Lago Maggiore: insieme per un’offerta più completa di prove e testing

È stata siglata una partnership commerciale tra il laboratorio Tecnolab del Lago Maggiore (con sede a Verbania in Piemonte) e ICIM GROUP, polo di competenze di ANIMA Confindustria che aggrega diverse società nell’ambito della certificazione e ispezione (ICIM SpA), supporto tecnico (TIFQ), prove, controlli e tarature (TIFQlab e OMECO). Sarà compito di OMECO sviluppare sinergie con Tecnolab del Lago Maggiore, in un’ottica di collaborazione che mira ad ampliare l’offerta complessiva di prove a disposizione delle aziende clienti, rafforzando il presidio su importanti distretti industriali. OMECO è un marchio storico nell’ambito testing, specializzato nell’industria meccanica con il più alto numero di prove accreditate nei settori di riferimento: prove meccaniche e tecnologiche, analisi chimiche e metallografiche, controlli non distruttivi, prove di tenuta, scoppio, corrosione, prove speciali, prove su materiali di costruzione, saldatura, formazione professionale e centro per la taratura degli strumenti. Tecnolab del Lago Maggiore si rivolge a vari settori tecnologici eseguendo prove, studi e ricerche in quattro principali settori: compatibilità elettromagnetica e sicurezza elettrica (industria, domotica, dispositivi medicali, SDA Small Domestic Appliances), meccanico, materiali e compatibilità elettromagnetica. Le due società sono realtà di riferimento in due aree diverse e complementari e l’accordo permetterà ai partner di proporre non solo una più ampia gamma di prove e testing, ma anche di offrire servizi complementari a un ricco tessuto industriale proiettato verso mercati internazionali e orientato alla tecnologia, all’innovazione, alla sostenibilità oltre a un nuovo approccio all’economia circolare che ha bisogno di verificare con rapidità ed efficienza la sicurezza e la conformità delle proprie soluzioni. 19 maggio 2021
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Webinar | Le competenze chiave in azienda per affrontare un futuro digitale e sostenibile

Cogliere le opportunità di finanziamento per investire sulle competenze e sviluppare percorsi di formazione allo scopo di accrescere e migliorare le competenze tecniche e digitali insieme alle abilità personali e professionali. Mai come in questo faticoso periodo è stata tanto evidente e percepita l’importanza delle competenze per fronteggiare cambiamenti lavorativi e di contesto. Non solo si sono rese urgenti nuove caratteristiche tecniche, ma sono diventate indispensabili anche una serie di soft skills personali. In questo quadro si inserisce una nuova e strategica misura di sostegno per le imprese: il Fondo nuove competenze dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Si tratta di un fondo pubblico cofinanziato dal Fondo sociale europeo, nato per contrastare appunto gli effetti economici dell’epidemia Covid-19, che consente alle aziende di adeguare le competenze dei lavoratori, destinando parte dell’orario aziendale alla formazione. In cosa consiste e come funziona tale Fondo lo approfondiremo il 27 maggio, dalle 9:30, in un webinar gratuito organizzato da ANIMA in collaborazione con TIFQ (ICIM Group), Ecole e RadicalBit. AGENDA9.30 Introduzione a cura di ANIMA Confindustria L’importanza della crescita delle competenze per le aziende ANIMA, i piani di Governo declinati sull’industria meccanicaAlessandro Maggioni Direttore tecnico, relazioni istituzionali ANIMA La sfida di Radicalbit e le nuove professioni del futuroLeo Pillon, Ceo Radicalbit Il valore delle abilità personali e professionali per la crescita delle competenzeAngela Cucciniello, Direttore Brand & Comunicazione ICIM GROUP L’importanza della condivisione e dell’allineamento nella formazione tecnicaMargherita Antonicelli, Training Manager TIFQ Il supporto dei finanziamenti alle imprese: lo strumento del fondo ANPAL e altri finanziamenti per la formazioneEmanuela Luppino, Responsabile finanziamenti formazione alle imprese ECOLE Question & Answer 11.30 Conclusioni REGISTRATI La partecipazione è gratuita e a numero chiuso su piattaforma GoToWebinar.È possibile porre domande in anticipo inviandole via mail a eventi@anima.it specificando in oggetto il nome del webinar. 11 maggio 2021
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Salute e sicurezza sul lavoro, siglata la collaborazione tra Inail e ANIMA

Anima Confindustria e Inail hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per lo sviluppo di attività congiunte per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori dell’industria meccanica. L’intesa, di durata triennale, conferma e rafforza le collaborazioni avviate negli ultimi 10 anni e che hanno portato alla redazione, ad esempio, delle “Schede per la definizione di piani di controllo di apparecchi di sollevamento”, delle “Schede di controllo rapido per la sicurezza della macchine alimentari” e del documento “Macchine da piccola perforazione – evoluzione dello stato dell’arte per la protezione degli elementi mobili coinvolti nel processo produttivo”. Questo importante accordo di collaborazione avrà ad oggetto attività di ricerca finalizzata al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, con particolare attenzione alla conformità dei prodotti alle direttive di riferimento applicabili, e nello specifico: sviluppo di attività di ricerca su temi di condiviso interesse per le Parti nell’ambito della progettazione/fabbricazione di macchine, impianti, apparecchi e prodotti per la definizione di soluzioni innovative per la conformità alle prescrizioni della Direttiva Macchine; definizione di documenti di indirizzo e proposte di buone prassi, per la conformità di macchine, impianti, apparecchi e prodotti ai requisiti di sicurezza prescritti dalle disposizioni legislative applicabili, anche sulla base di quanto previsto dallo stato dell’arte di riferimento; organizzazione di eventi a carattere divulgativo (convegni, seminari, workshop, ecc.) mirati al trasferimento dei contenuti di cui sopra ai diversi soggetti coinvolti (datori di lavoro, fabbricanti, tecnici della prevenzione, ecc.). L’accordo tra ANIMA e Inail conferma l’importanza del lavoro in rete tra istituzioni e parti sociali/associazioni per la diffusione sempre più capillare della cultura della prevenzione, l’analisi dei fattori di rischio, la promozione delle buone pratiche, la condivisione di documenti e schede oggettive e pratiche ed un impegno costante sul fronte dell’informazione e della formazione all’interno delle imprese e degli enti. [Fonte ANIMA.IT]11 maggio 2021
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Assente l’emendamento ‘cessione del credito d’imposta’ nel maxiemendamento presentato dal Governo

Nulla di fatto per la cessione del credito d’imposta previsto dal piano Transizione 4.0 per gli acquisti di beni strumentali, che pure era stata approvata 24 ore prima dalle commissioni congiunte Bilancio e Finanze del Senato. Nel corso della giornata di giovedì 6 maggio, infatti, il Governo ha presentato un maxiemendamento, sul quale ha poi posto la questione di fiducia, nel quale ha fatto proprie le proposte di emendamento approvate in commissione. Non tutte, però: tra quelle assenti spiccano proprio gli emendamenti che introducevano la cessione dei crediti d’imposta. Gli emendamenti sono stati rigettati dopo un intervento da parte della Ragioneria Generale, che ha sollevato dubbi sulla neutralità di questo provvedimento per le casse dello Stato. “Gli effetti finanziari – è il rilievo della Ragioneria – potrebbero essere particolarmente significativi per quei crediti che, come industria 4.0, prevedono una fruizione in quote annuali, perché l’impatto sul deficit sarebbe anticipato interamente al primo anno di utilizzo, indipendentemente dall’effettivo utilizzo in compensazione”. Per questo, spiega la Ragioneria, “non è possibile, allo stato, assentire proposte di estensione della cedibilità ad altre tipologie di crediti”. [Fonte INNOVATION POST.IT]7 maggio 2021
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Transizione 4.0 e cessione del credito d’imposta

Le commissioni del Senato allargano a istituti di credito e intermediari finanziari. È stato approvato in data 4 maggio 2021 dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato un emendamento che permetterà alle aziende di optare per la cessione del credito d’imposta derivante dall’acquisto di beni strumentali ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e intermediari finanziari. Prima di entrare in vigore, la nuova regola deve passare al vaglio dell’aula e, successivamente, il disegno di legge di conversione del Decreto Sostegni deve passare alla Camera dove l’approvazione è attesa entro la fine di maggio. Per mettere a punto il meccanismo della cessione, sarà in ogni caso necessario uno specifico  provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. A premere per l’approvazione dell’emendamento sono state in particolare quelle categorie di imprese che temevano di non riuscire a monetizzare l’incentivo per l’acquisto di beni strumentali in tempi ristretti, benché oggi sia possibile fruire del credito d’imposta praticamente da subito. Si tratta degli imprenditori agricoli e di tutti quei soggetti che, per il regime fiscale cui sono soggetti, non hanno molte occasioni di utilizzare modelli “F24” con i quali scontare il credito d’imposta dai debiti verso la pubblica amministrazione. La cessione del credito resta, in ogni caso, un’opportunità di monetizzare subito il credito per tutte le categorie di imprese. L’emendamento replica, di fatto, il meccanismo della cessione a terzi del credito d’imposta già previsto dal Superbonus 110% per il comparto dell’edilizia e, coinvolgendo Transizione 4.0, lo allarga a una pluralità di settori produttivi. Un passaggio ritenuto da più parti fondamentale, perché rappresenta una riduzione dell’imposizione fiscale per chi investe in beni strumentali materiali e immateriali, innovazione tecnologica e green, macchinari 4.0. È utile ricordare che,  già adesso, la legge di bilancio prevede la possibilità per le imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro di fruire normalmente del credito per l’acquisto dei beni strumentali non 4.0 in un solo anno. Con la cessione del credito d’imposta, invece, il beneficio fiscale diventa quasi denaro contante, anche se occorrerà mettere in conto una commissione da pagare al soggetto che prenderà in carico il credito, sia esso una banca o un altro soggetto. In merito all’applicazione concreta del nuovo articolo rimangono alcuni punti sui quali dovrà essere fatta chiarezza. In primo luogo l’applicazione dovrebbe essere per tutti i crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, sia quelli 4.0, incentivati con aliquote fino al 50%, sia quelli per i beni strumentali semplici, incentivati con aliquota al 10%. E rimangono invece esclusi i crediti per ricerca, sviluppo, innovazione e formazione 4.0. Altro punto da chiarire è in merito alla gestione e cosa succederà nell’eventuale caso di cessione di un credito non spettante. [Fonte INNOVATION POST.IT]6 maggio 2021
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Il nuovo Regolamento Macchine: la proposta ufficiale da parte della UE

La Commissione Europea, al fine di armonizzare i requisiti di salute e sicurezza relativi alla progettazione, alla costruzione e al commercio dei macchinari all’interno della UE, affinché siano aggiornati con l’attuale tecnologia e applicati in modo uniforme da tutti i Paesi membri, ha elaborato una proposta ufficiale per il nuovo Regolamento Macchine che, una volta approvato, andrà a sostituire la vecchia Direttiva Macchine. La necessità di un nuovo Regolamento – dettata dalle differenze di applicazione della vecchia direttiva tra gli Stati membri e dalle criticità di una sua revisione mancante in ogni caso di standard per le nuove tecnologie – non convince comunque tutti, in particolare alcune associazioni di categoria preoccupate che si vada solo a complicare il processo di immissione sul mercato di nuovi prodotti. Su questo punto la federazione che rappresenta l’industria hi-tech europea (Orgalim), benché si sia dichiarata favorevole a migliorare l’armonizzazione delle normative e ad ampliare la portata del regolamento per coprire le nuove tecnologie, teme che alcune misure previste – come la valutazione di conformità da parte di terzi per tutti i macchinari ad alto rischio- possano aumentare i costi e accrescere oneri amministrativi e tempi di commercializzazione. Le prescrizioni relative alle tecnologie digitali, inoltre, potrebbero “condizionare” un’industria che deve invece rimanere “versatile, agile e innovativa”. La Commissione, da parte sua, ritiene sia importante il nuovo Regolamento Macchione, soprattutto per sostenere una ripresa sostenibile dopo la pandemia, considerando il settore dei macchinari una parte essenziale dell’industria meccanica e uno dei pilastri industriali dell’economia dell’Unione Europea. Inoltre, era necessario tenere in considerazione i nuovi rischi derivanti dalle tecnologie emergenti come, per esempio, l’interazione uomo-robot e le problematiche legate alla gestione dei macchinari sempre più connessi e del continuo aggiornamento dei loro software (aspetti non previsti dalla direttiva). Il nuovo Regolamento Macchine si applica ai macchinari, anche parzialmente completati, alle parti sostituibili, ai componenti di sicurezza, agli accessori per il sollevamento, a catene, corde, imbracature e ai dispositivi di trasmissione meccanica rimovibili, che possono essere immessi sul mercato soltanto se rispettano tutti i requisiti di sicurezza. Il “prodotto macchina”, quindi, deve essere progettato e costruito per prevenire e ridurre al minimo i rischi attinenti, tenendo in considerazione i risultati delle procedure di risk-assessment. Una corretta procedura deve determinare per cosa può o non può essere utilizzata una macchina, i rischi potenziali che possono derivare dall’interazione con l’uomo oltre a identificare le situazioni di pericolo che potrebbero insorgere all’utilizzo del macchinario e/o dei suoi prodotti, stimare il rischio di potenziali incidenti e delle conseguenze per gli operatori, indicando il modo per ridurre questi rischi. Nel caso in cui le tecnologie attualmente presenti non permettano il rispetto di tutte le procedure indicate, il produttore deve progettare la macchina in modo che risponda il più possibile agli standard richiesti dall’UE. Il Regolamento Macchine prevede una serie di obblighi per i costruttori, che partono dalla fase di progettazione e costruzione e che devono assicurare una serie di requisiti di sicurezza e che includono l’emissione dei documenti che certificano il rispetto degli standard previsti (dichiarazione di conformità europea). Gli obblighi riguardano anche gli importatori e i rivenditori ai quali è imposto il vincolo di verificare che il macchinario rispetti i requisiti di salute e sicurezza indicati dal Regolamento Macchine e che sia fornita tutta la documentazione relativa, documentazione che deve essere conservata per 10 anni. Gli Stati membri dovranno provvedere alla creazione e alla supervisione di enti notificati, incaricati dello svolgimento del risk-assessment sui macchinari e le loro attività. Tutti gli enti e le autorità che gestiscono le informazioni relative ai macchinari e ai soggetti produttori, importatori e rivenditori oltre agli Stati membri e la Commissione, devono garantire la riservatezza dei dati contenuti nella documentazione che viene loro fornita. Chi non rispetta gli standard e le procedure richieste è soggetto a sanzioni: multe che saranno decise dagli Stati membri sulla base dei principi di proporzionalità, efficacia e dissuasione e che dovranno essere comunicate alla Commissione entro 24 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento. Il Regolamento entrerà in vigore dopo 30 mesi dalla ratifica da parte de Parlamento di ogni singolo Stato per lasciare ai costruttori il tempo di adeguarsi alle nuove normative. [Fonte INNOVATION POST.IT]6 maggio 2021
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“Industry 4.0 ready”. Accordo tra PROBEST Service e ICIM SpA

Le imprese impegnate in soluzioni per l’interconnessione del “sistema fabbrica” possono far valutare la rispondenza dei propri prodotti ai requisiti richiesti dal Piano Transizione 4.0. Al via l’accordo siglato da PROBEST Service SpA (società di servizi di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE) con ICIM SpA, Ente di Certificazione di terza parte (controllato da ICIM GROUP) dedicato alla valutazione dei requisiti del nuovo Piano Transizione 4.0. L’accordo rispecchia l’esigenza espressa da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE di dare evidenza e risalto a quelle imprese che realizzano beni funzionali alla trasformazione digitale dell’industria rispettando i criteri indicati dal Piano Transizione 4.0 per l’ottenimento delle agevolazioni fiscali. La valutazione tecnica di rispondenza “INDUSTRY 4.0 READY” può essere richiesta dalle imprese per le loro famiglie di macchine utensili, robot o tipologie di soluzioni, a monte dell’interconnessione al sistema di fabbrica del cliente. Il vantaggio di questo documento per produttori e fornitori di beni è quello di comunicare correttamente al mercato la validità del proprio prodotto per rispondere ai requisiti del Piano Transizione 4.0. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno strumento di marketing, che consente di accrescere la competitività sul mercato ed ampliare il bacino d’utenza della propria impresa. La Valutazione Tecnica prevede una verifica documentale e l’esame del prodotto presso lo stabilimento del fornitore al fine di controllare l’effettiva rispondenza ai requisiti. Le imprese che otterranno una valutazione positiva potranno dimostrare che i propri prodotti sono consoni all’ottenimento degli incentivi fiscali previsti da Piano Industria 4.0, a condizione che detti prodotti siano successivamente interconnessi secondo quanto previsto dalla legge in vigore. 5 maggio 2021
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Rivoluzione idrogeno: la strategia italiana e quella europea

Anche se i tempi, allora, non erano maturi, è da 30 anni si parla di idrogeno, l’elemento chimico più leggero in natura e più abbondante dell’universo e straordinario vettore energetico. Un settore ancora tutto da costruire, gestire e regolare, con una cifra d’affari stimata in 130 miliardi di euro al 2030 e 820 miliardi al 2050. Oggi il tema dell’idrogeno è inserito nelle strategie europee per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e nella roadmap della UE verso la decarbonizzazione. Al tema è stata dedicata, lo scorso 7 aprile, un’intera puntata di ITALIA 4.0 la trasmissione di Class CNBC andata in onda sul canale 507 di Sky e che è possibile rivedere sul canale video di Milano Finanza. Innovationpost.it ne ha riassunto i contenuti in un piacevole articolo che riportiamo parzialmente di seguito. Blu, grigio e verde: tutti i colori dell’idrogenoPur essendo abbondantemente presente in natura, l’idrogeno non esiste come molecola unica, ma combinato con altri elementi, come l’acqua, gli idrocarburi e le sostanze minerali. “Quando si parla di idrogeno blu ci si riferisce a quello ottenuto dal gas naturale fossile senza emissioni di CO2. L’idrogeno grigio è quello estratto dagli idrocarburi e comporta emissione di CO2 in atmosfera. Estrarlo dalla molecola dell’acqua non comporta invece emissione di CO2 ed è quindi verde”, spiega Giulia Monteleone, responsabile idrogeno e celle a combustibile di ENEA. “L’attività di ricerca non si è mai fermata, oggi questo vettore riceve di nuovo attenzioni perché c’è l’opportunità di produrlo a partire dall’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sfruttando i surplus nei momenti di picco”. La strategia europea: 10 tonnellate di idrogeno nel 2030L’idrogeno non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: può essere utilizzato per alimentare sistemi di trasporto, ma anche per produrre energia elettrica al posto di gas e carbone. Nella strategia europea rappresenta una componente chiave per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio al 2050. “L’obiettivo è rendere l’idrogeno pulito, ovvero ottenuto da solare e eolico, una soluzione praticabile su scala comunitaria nei settori dove l’elettrificazione non può arrivare o non è efficiente”, dice Stefano Grassi, capo gabinetto della Commissaria all’Energia della Commissione Europea. “La tabella di marcia ha tempi chiari: vogliamo arrivare a una produzione di 1 tonnellata di idrogeno verde al 2024 e 10 tonnellate al 2030. Oggi però l’idrogeno verde è meno del 4% della produzione di idrogeno: l’obiettivo è scalare in tempi rapidi questa produzione di molti fattori, in questo decennio”. Per arrivarci servono quattro elementi: riduzione del costo produzione, riduzione ulteriore del prezzo dell’energia rinnovabile, un embrione di rete di trasporto, un quadro regolatorio chiaro che dia certezza agli investimenti. La strategia italiana: 2 miliardi di euro nel PNRRIl ministro Cingolani si è impegnato a presentare entro fine aprile la strategia italiana sull’idrogeno. Alberto Dossi, Presidente H2IT, l’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, conferma: “Sono state varate le ‘linee guida’ e definiti 6 punti cardine, ovvero: penetrazione al 2%, 8 milioni di tonnellate di CO2 emesse, circa 5 GW installati, ricadute occupazionali con 200 mila posti di lavoro temporanei e 10 mila fissi, fino a 10 miliardi di euro di investimenti, fino a 27 miliardi di contributo in termini di Pil”. L’idrogeno verde ha però un costo importante, ed è fondamentale cercare di approntare una normativa chiara e duratura che sia abilitante per fare investimenti. “Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è un capitolo dedicato a energie rinnovabili, idrogeno e mobilità sostenibile di 18,2 miliardi: di questi all’idrogeno sono stati dedicati 2, mentre la Germania ne ha destinati 9 e la Francia 7”. Intanto è già stato avviato il progetto di realizzazione della prima Hydrogen Valley italiana presso il Centro Ricerche Enea Casaccia, alle porte di Roma, un insieme di infrastrutture hi-tech per la ricerca e la sperimentazione lungo tutta la filiera dell’idrogeno: dalla produzione alla distribuzione, dall’accumulo all’utilizzo come materia prima per la produzione di combustibili puliti e come vettore energetico, per ridurre le emissioni di CO2 nell’industria, nella mobilità, nella generazione di energia e nel residenziale Il nodo dei costiIl primo ostacolo nella roadmap è rappresentato dal costo di produzione dell’idrogeno verde. “Oggi viene già prodotto, ben 70 milioni di tonnellate, ma non viene usato ai fini energetici, bensì come materia prima in qualche processo industriale”, sottolinea Carlo Zorzoli, Responsabile Business Development di Enel Green Power. “Il primo passo da fare è la decarbonizzazione dell’idrogeno che già si produce, perché per farlo bisogna solo sostituire la materia prima”. Dello stesso parere Stefano Besseghini, Presidente di Arera – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, secondo il quale “l’idrogeno è ancora in una fase in cui l’innovazione va promossa e sviluppata”. La sfida sarà dunque trovare il punto di contatto tra la transizione energetica e la sostenibilità dei costi dell’idrogeno: fondamentale sarà la collaborazione tra pubblico e privato, ma la politica dovrà fare la sua parte. [Fonte INNOVATION POST.IT]5 maggio 2021
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La pandemia rallenta (ma non ferma) l’Internet of Things

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano rivelano che nemmeno la pandemia abbia fermato più di tanto l’evoluzione dell’IoT, un mercato che porta vantaggi e benefici in ogni ambito di applicazione: Smart Factory, Smart Car, Smart Logistic, Smart City e le altre varie e possibili applicazioni smart. Nel 2020 il mercato dell’IoT in Italia ha fatto registrare, infatti, solo una lieve flessione (-3%) rispetto al 2019 (andamento in linea a quello di altri Paesi occidentali che registrano variazioni tra il -5% e il +8%). Si tratta di un inevitabile rallentamento che, seppur in controtendenza con il trend di forte crescita degli ultimi anni (+24% nel 2019, e +35% nel 2018), si assesta sui 6 miliardi di euro per il 2020 con un totale di 93 milioni di connessioni IoT attive. I passi da gigante compiuti negli ultimi dieci anni alle tecnologie di comunicazione hanno colmato i gap che frenavamo lo sviluppo di alcune applicazioni sia in ambito short-range (ad esempio con l’avvento del Bluetooth Low Energy o l’evoluzione in termini di apertura e ampiezza dell’ecosistema da parte di ZigBee), sia long-range, ad esempio, con le reti Low Power Wide Area e le sperimentazioni 5G. La crescita della cultura digitale delle imprese ha favorito, più in generale, lo sviluppo di una maggiore consapevolezza dei benefici abilitanti dalle tecnologie IoT e dei nuovi servizi smart. Per quanto riguarda il giro d’affari e la quantità di spese e investimenti, il valore del mercato italiano si ripartisce equamente tra le applicazioni che sfruttano la tradizionale connettività cellulare per la comunicazione di ultimo miglio e quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione. In termini di volumi di connessioni IoT, a fine 2020 si registrano 34 milioni di connessioni cellulari (+10% rispetto al 2019), e 59 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+15%). Lo scenario complessivo evidenzia che il mercato IoT nel 2020 ha tenuto soprattutto grazie allo sviluppo di servizi: sono sempre più numerose le aziende in grado di raccogliere numerose quantità di dati dagli oggetti connessi, grazie ai quali integrare la propria offerta con nuovi servizi di valore. Un approccio che ha un impatto diretto sui numeri del mercato: i servizi raggiungono quota 2,4 miliardi di euro, in crescita del +4% rispetto al 2019, quindi un dato in controtendenza rispetto alla lieve decrescita del settore. Nel mondo manifatturiero, i dati provenienti da macchinari connessi (Smart Factory) permetto di impostare una migliore attività di manutenzione, passando da un approccio correttivo (in cui si interviene all’insorgere di un guasto) a un’ottica di manutenzione predittiva, che anticipa il malfunzionamento e ottimizza l’attività di intervento, riducendo tempi e costi legati all’inattività del macchinario. I dati dell’Osservatorio rivelano inoltre che l’emergenza ha portato le imprese a rivedere le proprie priorità in termini di avvio di progetti e di investimenti. Nel 2020 solo il 15% delle PMI e il 12% delle grandi aziende ritiene prioritario attivare iniziative di I-IoT, contro rispettivamente il 25% e il 16% che le mettono in secondo piano. Il 22% delle grandi imprese ha aumentato il budget dedicato ai progetti IoT per l’Industria 4.0 (il 14% lo ha ridotto), contro solo l’11% delle PMI (il 12% lo ha diminuito), mentre un quarto delle grandi imprese e un terzo delle PMI rimandano la decisione ai prossimi mesi. Interessanti anche i dati sui comparti dello Smart Metering gas ed elettrico (nel 2020 sono stati installati altri 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche, portando la diffusione al 70% del parco complessivo, e ben 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione, raggiungendo il 50% del totale dei contatori elettrici) e della Smart Car che vale 1,2 miliardi di euro (20% del totale mercato IoT) e che a fine 2020 conta 17,3 milioni di veicoli connessi, pari a quasi il 45% del parco circolante in Italia. La pandemia ha acceso l’interesse per la Smart City, ma ha anche portato incertezze sugli investimenti, rallentando in qualche caso l’avvio di progetti. Nel 2020 l’89% dei comuni italiani con più di 15mila abitanti considera la Smart City un tema rilevante (+9%) e per il 47% l’emergenza lo ha reso ancora più prioritario. La situazione sanitaria ha stimolato l’avvio di nuovi progetti che non erano stati pianificati in precedenza (16%), dall’altro lato, però, ha generato incertezza nelle decisioni da prendere (37%), con il 4% dei comuni che ha rallentato i progetti già programmati. Il 59% dei Comuni ha attivato almeno un’iniziativa di Smart City nel triennio 2018-2020, contro il 42% del periodo 2017-2019, ma il 46% dei progetti analizzati è ancora in fase pilota (+15%). Più di un comune su due ha avviato programmi stabili estesi all’intera area urbana coinvolgendo anche altre municipalità e attori terzi (54%, +8%), ma l’effettiva realizzazione di un ecosistema integrato che conduca più iniziative smart in parallelo è ancora lontana: solo l’11% di questi progetti è dettato dal coordinamento con un gruppo esteso di municipalità, mentre il 35% è realizzato dal singolo comune. [Fonte INNOVATION POST.IT]5 maggio 2021
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La mappa della cogenerazione

Il Politecnico di Milano, Italcogen (associazione che riunisce costruttori e distributori di impianti di cogenerazione) e l’Ufficio studi Anima, hanno mappato 809 impianti di cogenerazione ad alto rendimento (Car), pari a poco più del 50% del parco italiano. Questa mappatura è la prima indagine a livello nazionale che stima il potenziale del mercato delle aziende della cogenerazione al 2025. Quando si parla di efficienza energetica si prende in considerazione anche il mercato della cogenerazione. La cogenerazione si basa sul principio che in una centrale termoelettrica non tutta l’energia introdotta con il combustile è convertita in energia elettrica, ma una parte consistente si dissolve nell’ambiente sotto forma di calore di “scarto” ed è proprio qui che interviene la cogenerazione recuperando la maggior parte di questa energia termica di “scarto” aumentando di parecchio l’efficienza nell’uso delle fonti energetiche. Tra gli impianti mappati, circa il 30% sono in possesso delle industrie, il 35% del settore residenziale e un altro 35% appartengono al settore Energy, tra cui Esco e Utility. Oltre il 60% della capacità cogenerativa analizzata è in capo ai player del settore energy, il 35% in capo agli industriali e solo l’1% riguarda il settore residenziale. Il settore è, oggi, in evoluzione e ha visto un ampliamento dell’offerta che è cresciuta negli ultimi anni con l’ingresso dei fornitori specializzati in efficienza energetica come Esco e Utility. Ciò ha fatto sì che gli operatori forniscano un sempre maggior numero di servizi oltre alla semplice vendita dell’impianto trasformando il mercato che dal prodotto si sposta verso il servizio. Per identificare i driver che guidano il mercato della cogenerazione sono state condotte interviste sia con operatori di mercato (fornitori di tecnologia ed Esco) che con operatori industriali con la maggior predisposizione all’utilizzo di impianti cogenerativi. Sono emersi 4 fattori caratterizzanti il mercato che a loro volta sono stati categorizzati in 7 driver. Tra i fattori spicca l’evoluzione del contesto normativo, che vede da un lato gli effetti del decreto energivori, dall’altro la riforma sui TEE (Titoli Efficienza Energetica) e le incertezze sul futuro del meccanismo. Sulla stima del potenziale, incidono anche l’evoluzione dei modelli di business oltre ai nuovi paradigmi del mondo energy (sviluppo del teleriscaldamento o l’apertura al mercato dei servizi di spacciamento) e il contesto macro-economico. In vista degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, la cogenerazione trova un ideale collocamento come strumento per la transizione del sistema energetico attuale a quello futuro libero dal carbone e rappresenta, nel lungo termine, un efficace strumento per l’efficienza energetica in un’economia basata su vettori energetici puliti come l’idrogeno verde e i biocombustili. [Fonte INDUSTRIAMECCANICA.IT]5 maggio 2021
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Rifiuti RAEE, raccolti il 6% in più di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Malgrado le difficoltà causate dalla pandemia, è cresciuta del 6% la percentuale di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolti nel 2020 e pari a circa 365 tonnellate su base annua. Nonostante l’interruzione dei conferimenti ai centri di raccolta e il conseguente stop degli impianti dovuta, appunto, all’emergenza sanitaria, il risultato è stato migliore rispetto ai 12 mesi precedenti. Dal mese di maggio si è registrato un incremento significativo dei rifiuti RAEE a dispetto del calo del 40% nei primi mesi del lockdown. La raccolta più rilevante, con oltre 125 mila tonnellate, riguarda i cosiddetti “grandi bianchi” e, cioè, gli elettrodomestici. A questo riguardo c’è stato un lavoro costante da parte dei produttori che hanno garantito più di 200 mila ritiri sul territorio nazionale con una media di 564 ritiri al giorno. La performance però, non consente all’Italia di raggiugere l’obiettivo europeo del 65% sulla media di raccolta sull’immesso a consumo dei tre anni precedenti, obiettivo comunque non stabilito dalla maggior parte dei paesi facenti parte dell’UE. In Italia non c’è ancora, soprattutto al Sud, una capillare distribuzione dei centri di raccolta comunali ma anche alla non corretta gestione delle vecchie apparecchiature da parte dei distributori obbligati al ritiro in sostituzione dei nuovi elettrodomestici acquistati. Sono fenomeni, però, che aprono la strada a raccoglitori e impianti di trattamento poco trasparenti con il recupero dei soli materiali rivendibili e smaltimento abusivo di quel che resta con conseguente ripercussione negativa su ambiente ed economia. [Fonte RICICLANEWS.IT]5 maggio 2021
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Webinar 05/05/2021. “Raccolta e analisi dei dati dal campo” l’importanza del dato nell’evoluzione verso la Smart Factory 4.0

L’evoluzione da fabbrica a Smart Factory 4.0 comporta un processo di innovazione che porta alla produzione e alla raccolta di informazioni in modalità digitale che devono essere analizzate per ottenere ulteriori dati, un tassello determinante per la creazione del valore. Dotarsi di strumenti per la raccolta dei dati è dunque il primo passo per rispondere prontamente alle sfide del mercato in ottica sostenibile: l’analisi dei dati in real time per l’efficientamento del processo produttivo, per il controllo della produzione e il risparmio energetico. Mercoledì 5 maggio, alle ore 11, Softeam, ICIM SpA e GFL SA danno vita a un webinar gratuito dove verranno presentate soluzioni tecnologiche concrete per migliorare la raccolta, l’archiviazione e la visualizzazione dei dati provenienti dal campo nel settore manifatturiero. AGENDA Panoramica best practice da attuare in un percorso di attestazione 4.0.Valentina Vacca, Product Sales Manager I 4.0 ICIM SpA [ente di certificazione di riferimento in ambito Industria 4.0] L’esperienza con Orquestra per l’interfacciamento di due linee produttive complete con attestazione Industry 4.0Claudio Veggian, IT manager GFL SA [leader nella produzione di linee cosmetiche per il settore hospitality] Live Demo del prodottoOscar Ongania, Project Leader di Orquestra IIOT Data Manager Softeam [piattaforma per la raccolta dati dal campo] Per registrarsi, clicca qui
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Webinar 6/5/2021. UK 1 gennaio 2022 – Cambierà davvero tutto?

Immissione sul mercato dei prodotti e marchio UKCA: facciamo il punto. ANIMA, in collaborazione con UCIMU, ICIM SpA e lo Studio Legale Rucellai & Raffaelli, organizza il prossimo 6 maggio alle ore 10:30 un webinar gratuito con il quale fare il punto sull’immissione nel mercato del Regno Unito dei prodotti e prepararsi per tempo ai cambiamenti che verranno introdotti dal 1° gennaio 2022. Con la Brexit è infatti iniziata la transizione verso una nuova regolamentazione per l’accesso dei prodotti al mercato del Regno Unito. Le Aziende saranno chiamate a rivedere il proprio ruolo, ottemperando a quelli che sono gli obblighi introdotti con la marcatura di prodotto UKCA. Nel corso del webinar saranno quindi messi a fuoco i ruoli e le responsabilità degli operatori economici e le attività richieste per l’immissione sul mercato dei prodotti. AGENDA 10:30 Introduzione e presentazione del webinarANIMA Confindustria 10:35 L’immissione sul mercato dei prodotti: operatori economici, ruoli e responsabilità Elisa Teti, Studio Legale Rucellai & Raffaelli 11:15 La conformità di prodotto e la marcatura UKCA Vincenzo Delacqua, ICIM SpA 11:55 Q&A spazio alle domande È possibile porre domande in anticipo inviandole via mail a eventi@anima.it specificando in oggetto il nome del webinar. Per registrarsi, clicca qui 22 aprile 2021
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Missione dedicata al Digitale: cosa cambia nella prima bozza del Recovery Plan

Il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma che il Governo Italiano dovrà presentare alla Commissione Europea per accedere ai fondi messi a disposizione dal Next Generation Eu per far fronte alla crisi generata dalla pandemia, prosegue il suo percorso in vista della presentazione che scade il 30 aprile 2021. I fondi destinati al nostro Paese ammontano a 191,5 miliardi di euro di cui il 37% destinato a finanziare i progetti a sostegno della transizione verde e il 20%  alla trasformazione digitale. Presentando la bozza del Piano si potrà accedere fin da subito a una parte delle risorse che ammonta al 13% circa del valore complessivo e quindi, nell’immediato, si traduce con l’arrivo di 25 miliardi di euro. Resta l’articolazione del piano di investimenti in sei missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Analizzando la tabella degli stanziamenti si rivela che per la prima missione (digitalizzazione, l’innovazione, competitività e cultura) sono previste maggiori risorse per la Pubblica Amministrazione (11,75 miliardi contro i precedenti 11,45), sono leggermente ridotte quelle per i sistemi produttivi, mentre rimangono invariate a 8 miliardi di euro quelle per il turismo e la cultura. Per l’intera missione lo stanziamento totale è pari a 46,30 miliardi, in lieve aumento rispetto ai 46,18 miliardi stimati nella precedente versione. Inoltre, la parte dedicata alla digitalizzazione, innovazione e competitività sui sistemi produttivi di cui fa parte anche il piano di Transizione 4.0, prevede cinque interventi: transizione 4.0 richiede sforzi massicci e strutturati per sostenere la transizione digitale del sistema produttivo incentivando investimenti privati in beni strumentali tecnologicamente avanzati e in Ricerca, Sviluppo e Innovazione; innovazione e tecnologia dei microprocessori; digitalizzazione delle Piccole e Medie Imprese e Fondo di Garanzia per rafforzarne la capacità innovativa; banda ultra larga, 5G e connessioni satellitari con l’obiettivo di completare la rete nazionale di telecomunicazioni e ridurre il divario digitale; politiche industriali per Supply Chain e internazionalizzazione come strumenti di ripresa e resilienza del sistema produttivo. Lo stanziamento totale è diminuito passando da 26,73 miliardi a 26,55 miliardi. Rimane invariata la cifra di 3,10 milioni di euro per finanziare progetti già avviati, mentre i fondi per i nuovi progetti passa da 15,88 milioni a 15,70  milioni. Restano confermati gli obiettivi di aumentare gli investimenti delle imprese in nuovi beni capitali tecnologicamente avanzati e incentivare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]22 aprile 2021
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Trasferimento tecnologico: da ENEA Tech investimenti tra 100mila e 15 milioni di euro in PMI e Start-Up innovative

Investimenti tra i 100mila e i 15 milioni di euro in Start-Up o PMI innovative nei settori dell’economia circolare, healthcare technology, deep tech, information technology. È quanto metterà in campo ENEA Tech, la fondazione di diritto privato istituita con il Dl Rilancio dell’agosto 2020 per sostenere le imprese nel percorso di digitalizzazione. È la prima volta che un fondo pubblico interviene con investimenti diretti o indiretti nel capitale di rischio o di debito delle società che credono fortemente nelle tecnologie abilitanti alla trasformazione 4.0. Duplice l’obiettivo dell’operazione: velocizzare il processo di digitalizzazione delle PMI italiane e  contribuire allo sviluppo nel nostro Paese di tecnologie disruptive, dal quantum computing  alle interfacce per la cybersecurity. Dal punto di vista pratico ENEA Tech interverrà direttamente nel capitale delle società attraverso due modalità: da un lato su spin-off e imprese per espandere il tessuto produttivo del Paese;  dall’altro attraverso investimenti in tecnologie strategiche di interesse nazionale e la promozione di “salti tecnologici”. ENEA Tech ha già definito  accordi di collaborazione con il CNR e i suoi 88 istituti di ricerca e con Fondazione Bruno Kessler (FBK), Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Human Technopole (HT), oltre a essere in contatto con i Politecnici, per avere accesso al plafond di Start-Up che nascono al loro interno, e con altri poli universitari. Intenzione dell’Ente, come ha spiegato la presidente Anna Tampieri a Industriaitalia.it è quella di “avere un osservatorio di quanto viene prodotto nel Paese in termini di tecnologie disruptive e selezionare quelle che hanno il potenziale trasformativo di cui il Paese ha bisogno. Inoltre, per rafforzare la sovranità tecnologica italiana, è necessario attrarre i cervelli in fuga e poi agire per fare emergere le potenzialità inespresse (dalle donne, al Sud, alle aree interne, ai talenti sprecati)”.  ENEA Tech agirà attraverso il Fondo per il Trasferimento Tecnologico istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, con una dotazione iniziale di 500 milioni in quattro anni (e a regime di un miliardo), le cui risorse, come stabilito dall’art. 42 del Decreto Rilancio, sono “volte a favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati nella realizzazione di progetti di innovazione”. [Fonte INDUSTRIAITALIANA.IT]22 aprile 2021
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22 Marzo: giornata mondiale dell’acqua

Si celebra oggi 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua. La domanda di acqua cresce in maniera costante, con l’agricoltura che da sola è responsabile del 70% del suo consumo globale e del 92% dell’impronta idrica complessiva, indicatore che rappresenta le risorse idriche utilizzate, in maniera diretta e indiretta, per produrre i beni e i servizi consumati da una nazione. In Italia l’impronta idrica è pari a 6.300 litri per persona, superiore del 30% rispetto alla Francia, ma inferiore del 6% sulla Spagna e del 20% rispetto agli Stati Uniti. A livello globale ci sono 3,2 miliardi di persone di persone colpite dalla scarsità d’acqua, 1,2 miliardi in maniera estrema. È una risorsa sempre più scarsa e preziosa, basti pensare che il 97,5% dell’acqua del nostro pianeta è salata e della parte rimanente i 2/3 sono ghiaccio. Ne rimane una percentuale molto bassa nei fiumi, nei laghi, nelle falde acquifere e nell’atmosfera. L’acqua può diventare un elemento centrale del Green New Deal ma è necessario che migliori il livello di efficienza nel Mezzogiorno e che aumentino gli investimenti in tutto il Paese, mettendo in atto un grande piano per la gestione della risorsa idrica . Nell’intervista rilasciata a INFOBUILDENERGIA, Fabrizio Leoni, Presidente di AQUA ITALIA, associazione federata ANIMA CONFINDUSTRIA sottolinea “L’assetto legislativo italiano è completo, fin da quanto disposto nel Decreto legislativo 31 del 2001 che recepiva la precedente direttiva 98/83/CE e il Decreto 6 aprile 2004, n. 174 per i materiali a contatto con l’acqua. Entrambi i disposti fissano regole ben precise per permettere di avere, al rubinetto, un’acqua potabile che soddisfi elevati standard di qualità”. ICIM GROUP, la holding il cui socio di maggioranza è ANIMA, è attenta alle logiche di tutela della salute umana per quello che riguarda i materiali che entrano a contatto con l’acqua potabile. Le società del gruppo offrono al mercato del comparto attività finalizzate al rispetto delle prescrizioni della Direttiva (UE) 2020/2184 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. Supporto tecnico e formazione con TIFQ, verifica sperimentale dei sistemi di trattamento dell’acqua potabile e valutazione dei requisiti di prestazione, di sicurezza e di prova delle attrezzature per il condizionamento dell’acqua all’interno degli edifici con TIFQlab, certificazione con ICIM SpA grazie allo schema proprietario che si rivolge a tutti i produttori di tubazioni, pompe, valvole, serbatoi di contenimento e riscaldamento dell’acqua e anche ai costruttori di impianti e componenti per il trattamento delle acque, rubinetterie, componentistica varia. Un percorso di certificazione che, grazie alle verifiche di conformità condotte da un ente di terza parte, offre alle aziende la possibilità di dimostrare al mercato la corretta rispondenza ai requisiti legislativi dei propri processi produttivi e dei materiali utilizzati. [Fonte INFOBUILD ENERGIA] 22 marzo 2021
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Nuovo bando Macchinari Innovativi da 132,5 milioni di euro

Per PMI, reti di imprese e professionisti di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia: dal 13 aprile le domande per gli incentivi. È stato pubblicato dal MISE Ministero dello Sviluppo economico il secondo bando “Macchinari innovativi” che si rivolge a PMI, reti di imprese e professionisti delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il nuovo bando sostiene la realizzazione di programmi di investimento diretti a consentire la trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa o a favorire la transizione del settore manifatturiero verso il paradigma dell’economia circolare. La misura è finanziata con 132,5 milioni di euro – una cifra pari a quella stanziata lo scorso anno con l’apertura del primo sportello del bando – nell’ambito del Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), che permette di attivare risorse comunitarie già stanziate. Le domande potranno essere compilate dalle ore 10 del 13 aprile 2021, mentre l’invio della richiesta potrà avvenire dalle ore 10 del 27 aprile 2021. La misura sostiene gli investimenti in tecnologie abilitanti afferenti il piano Impresa 4.0 e/o transizione d’impresa verso il paradigma dell’economia circolare allo scopo di aumentare efficienza e flessibilità gestionale. Viene finanziato l’acquisto (spese non inferiori a 400mila euro e non superiori a 3 milioni di euro) di macchinari, impianti e attrezzature strettamente funzionali alla realizzazione dei programmi di investimento (realizzati presso unità produttive nei territori indicati), nonché programmi informatici (software) e licenze correlati all’utilizzo di beni nuovi e riferiti ad immobilizzazioni materiali e immateriali. Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) e i liberi professionisti iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali e le imprese che aderiscono a un contratto di rete. Per i moduli per le domande, spese ammissibili, soggetti beneficiari, entità dei contributi, clicca qui [Fonte INNOVATIONPOST.IT]9 aprile 2021
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Energia: ENEA coordina il progetto europeo per ridurre i costi dell’idrogeno verde

È coordinato da ENEA il progetto europeo PROMETEO[1] che, con un investimento pari a 2,7 milioni di euro di cui circa 2,5 milioni finanziati dall’UE attraverso il programma pubblico-privato FCH JU (Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking), si propone di ridurre i costi di produzione dell’idrogeno verde (a meno di 2 €/kg in prospettiva), grazie a una tecnologia altamente efficiente che combina l’elettricità da fotovoltaico o eolico, con il calore da solare a concentrazione. Nel progetto, della durata di 42 mesi, è coinvolto un pool di imprese e istituzioni di ricerca italiane ed europee: la Fondazione Bruno Kessler (FBK), la spagnola IMDEA Energy e l’Istituto di ricerca svizzero EPFL che, insieme all’ENEA, si occuperanno dell’integrazione del prototipo con le fonti rinnovabili; l’italo-svizzera SOLIDpower fornirà elettrolizzatori e il sistema di termo-regolazione, mentre il Gruppo italiano Maire Tecnimont sarà a capo dell’ingegnerizzazione del prototipo e della messa in marcia dell’impianto attraverso due sue controllate, l’italiana NextChem e l’olandese Stamicarbon. Un ruolo fondamentale nello sviluppo di applicazioni finali lo avranno anche i potenziali utilizzatori della tecnologia: la Snam per l’iniezione di idrogeno verde nella rete gas, la spagnola Capital Energy per lo stoccaggio chimico di elettricità rinnovabile e l’olandese Stamicarbon per i possibili impieghi nell’industria chimica. La sfida di PROMETEO è quella garantire continuità alla produzione di idrogeno da elettrolisi anche quando l’energia rinnovabile da fonte solare non è disponibile a causa dell’intermittenza o nei periodi in cui è più conveniente utilizzarla, come ad esempio nei surplus di produzione: questo consentirà di abbattere i costi di produzione di idrogeno verde, aumentandone la competitività. Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050, inoltre, impongono alla ricerca di trovare nuove strade per produrre e sfruttare le fonti rinnovabili in modo ottimale e su larga scala e l’idrogeno verde ha tutte le caratteristiche per supportare la transizione energetica soprattutto nei settori industriali maggiormente coinvolti come quello energetico, chimico e in particolare dei fertilizzanti azotati. [1] Hydrogen PROduction by MEans of solar heat and power in high TEmperature solid Oxide electrolysers. [Fonte ENEA.IT]9 aprile 2021
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Efficienza energetica nell’industria, come raggiungere una produzione più sostenibile

L’impatto dell’industria sulla sostenibilità è rilevante considerando che è responsabile del consumo del 37% di energia a livello globale e produce il 24% delle emissioni di anidride carbonica. I dati forniti da IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, mostrano quanto il tema della sostenibilità dei nostri modelli produttivi sia centrale per poter raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti con gli Accordi di Parigi e rafforzati con il Green New Deal europeo. La crescita del consumo di energia è stata guidata in gran parte nei settori industriali ad alta intensità energetica (prodotti chimici, ferro e acciaio, cemento, cellulosa e carta e alluminio) e il 70% del consumo è associato ai motori elettrici. Negli edifici commerciali, il 38% del consumo di energia deriva proprio dall’utilizzo di motori elettrici che possono, però, avere un ruolo importante per la riduzione dell’energia consumata dal settore. Infatti, sono stati fatti molti passi in avanti nel creare nuovi motori più efficienti in termini di consumo di energia: anche i motori a induzione a corrente alternata, nati nel diciannovesimo secolo, sono stati negli anni costantemente migliorati, sulla base di cambiamenti di materiale e del design delle componenti (statore e rotore). I moderni motori a induzione hanno un alto tasso di efficientamento energetico: quelli che secondo i criteri di consumo energetico sono classificati dalla International Electrotechnical Commission (IEC) come IE3, ad esempio, riescono a raggiungere il 96% di efficienza, mentre i più moderni IE4 permettono uno spreco di energia del 15% inferiore ai motori IE3. A questi si aggiunge il più recente motore IE5 “ultra-premium efficiency”, che rappresenta il più alto livello di efficienza che sia stato raggiunto da qualsiasi progetto attuale. Sembra quindi che l’alto consumo di energia sia dovuto all’utilizzo di modelli ormai obsoleti, come i motori IE1 e IE2, che spesso forniscono molta più potenza di quella richiesta. Si stima che, se l’80% dei motori industriali installati oggi fossero sostituiti con motori ultra-premium efficienti IE5, si risparmierebbero 160 terawatt-ora di energia all’anno, equivalenti a più del consumo annuale di energia della Polonia. Anche l’utilizzo di azionamenti a velocità variabile può permettere di ridurre gli sprechi di energia e si calcola che circa il 50% dei motori industriali trarrebbe beneficio dall’essere accoppiato con un azionamento. Ad oggi, si stima che il 23% dei motori elettrici industriali è equipaggiato con un azionamento a velocità variabile, cifra che secondo gli esperti salirà al 26% nei prossimi anni. Nel suo rapporto annuale l’agenzia Internazionale dell’Energia sottolinea, infine, la necessità di interventi governativi che impongano target di consumo energetico ed emissioni di Co2 e la collaborazione tra governi e imprese permetterebbe di passare a metodi di produzione secondaria basati sul riciclo di materie prime. Per fare questo occorre una politica sulle energie rinnovabili che renda conveniente puntare sull’efficientamento energetico e sempre meno sull’utilizzo del carbone, anche in vista dell’obiettivo europeo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]30 marzo 2021
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Transizione energetica dalle città: cresce il cambiamento dal basso grazie ai cittadini

Le città sono responsabili di circa tre quarti del consumo finale di energia e di emissioni di CO2. Il 55% della popolazione mondiale risiede in ambito urbano e il numero è destinato ad aumentare sensibilmente. Nel 2020 oltre 1 miliardo di persone, circa il 25% della popolazione urbana, vive in una città i cui obiettivi o iniziative politiche sono dedicate alle energie rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto stilato da REN21, comunità globale delle fonti rinnovabili composta da attori del mondo della scienza, dei governi, delle ONG e dell’industria. Sta crescendo la sensibilità verso i temi energetici e, a fine 2020, si contano 1.300 amministrazioni cittadine che hanno attuato una politica di produzione e consumo di energia rinnovabile, mentre oltre 10.500 città a livello globale hanno adottato obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. La pressione dei cittadini sulle amministrazioni locali per agire sul cambiamento climatico è cresciuta di molto se consideriamo che nel 2020 ben 1.852 città in 29 paesi hanno dichiarato emergenze climatiche (rispetto alle 1.400 del 2019) e almeno 231 governi comunali hanno presentato un piano d’azione per il clima. Geograficamente parlando, si moltiplicano in tutto il mondo gli obiettivi di energia rinnovabile, anche se la maggior parte degli obiettivi si registrano in Nord America e in Europa seguiti dall’Asia. Nelle città, lo sforzo relativo alle energie rinnovabili si è concentrato sul settore dell’elettricità, ma anche gli obiettivi per la riduzione dell’energia per il riscaldamento e raffreddamento e per la decarbonizzazione stanno crescendo, seppur più lentamente. Molta attenzione, inoltre, viene posta dai cittadini sulla qualità dell’aria e sulla necessità di avere politiche green. Interessante notare come il maggior dinamismo verso gli obiettivi di transizione energetica si concentri nelle città di piccole o media grandezza con una fascia di popolazione fino a 500.000 abitanti. In Europa, per esempio, sono 357 le città che si sono date obiettivi precisi sulle energie rinnovabili che non prendono in esame solo la produzione elettrica da energie rinnovabili ma guardano anche al settore residenziale e ai trasporti, con un forte accento sulla mobilità elettrica, che vede una crescita sempre maggiore. In Italia sono 45 le città che intendono soddisfare i propri consumi al 100% da fonti rinnovabili. Attualmente la pandemia causa un rallentamento nella transizione energetica. La crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria ha, ovviamente, dato priorità nell’agenda politica a sanità e ripresa economica. In ogni caso, l’opinione pubblica ritiene che si potrebbero eliminare i sussidi ancora presenti verso le fonti fossili. [Fonte INFOBUILDENERGIA.IT]22 aprile 2021
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L’intelligenza artificiale in fabbrica: una guida pratica a cura del World Manufacturing Forum

Secondo WMF, World Manufacturing Forum, gli ambiti di applicazione dell’Intelligenza Artificiale nel settore manifatturiero sono tre: digital supply network, factory shop floor e machine tools e, se si implementasse, sarebbe possibile ridurre tempi e costi della produzione, aumentandone la produttività. Marco Taisch, scientific chairman del WMF, ha stilato una guida pratica per imprenditori, plant manager, responsabili operation, automazione e produzione, professionisti del mondo delle macchine utensili, chief information office, chief technology offer e responsabili del purchasing. Il World Manufacturing Forum ha studiato le possibili applicazioni che l’Intelligenza Artificiale ha e può avere sulla produzione senza dimenticare il considerevole impatto sul business. Si va dalla pianificazione della supply chain alla gestione automatizzata del magazzino, dall’energy management alle macchine utensili fino alla manutenzione predittiva. Il WMF le ha messe in evidenza nel report 2020 intitolato Il manifatturiero nell’era dell’intelligenza artificiale.§Marco Taish, scientific chairman do WMF, ha dichiarato che «l’Intelligenza Artificiale è l’ultima delle tecnologie arrivate a maturazione, ed è talmente spinta come applicazione e potenzialità che non è ancora alla portata di tutti. Infatti ci sono tante imprese italiane, piccole e medie, che hanno ancora bisogno di completare quella transizione verso il 4.0, implementando altre tecnologie che sono più fondamentali dell’Intelligenza Artificiale, ma che risultano altrettanto determinanti per fare quel salto di produttività di cui le aziende hanno bisogno». Un utilizzo che, soprattutto nel caso delle PMI che costituiscono il tessuto economico del nostro Peaese, non ha ancora raggiunto il suo culmine. L’impiego dell’Intelligenza Artificiale nell’industria porta, infatti, a diversi vantaggi, sia dal punto di vista organizzativo sia economico, tra cui: pianificazione della produzione, gestione ottimale del magazzino con conseguente miglioramento del comparto logistico, progettazione automatizzata, sviluppo di nuovi prodotti e servizi, efficientamento energetico. Senza contare che l’uso in ambito manifatturiero permette di avere un maggiore controllo dell’impianto tramite manutenzione preventiva e predittiva, con grande risparmio di tempo, risorse e costi. «Innanzitutto – commenta Taisch – bisogna connettere le macchine tramite piattaforme di IoT. Quindi occorre creare dei sistemi di monitoraggio in tempo reale per poter visualizzare i dati prodotti a bordo macchina su un pc, su un tablet, su uno smartwatch: è questo il passaggio che oggi, credo, farebbe fare un salto quantico al sistema italiano. Perché, in questo modo il tecnico può intervenire in tempo reale conducendo il macchinario a quella produttività che diversamente è difficile da raggiungere». Il secondo passo avviene quando le macchine vengono connesse, iniziando così a generare dati che devono poter essere immagazzinati, ad esempio in cloud, e successivamente analizzati. Questo permette, avendo le competenze necessarie, di fare diagnosi e capire che cosa è successo e come intervenire, per esempio, nel caso in cui una macchina si è fermata o perché è scesa la produttività. «Nel caso delle skill il problema è duplice: da una parte occorre farsi installare questi sistemi da professionisti esterni all’azienda, ma dall’altra il problema è interno – evidenzia Taisch – Tutti questi dati che ho monitorato e immagazzinato come li uso? Sono in grado di esaminarli per aumentare la mia produttività? Per questo motivo gli imprenditori non devono investire solo in tecnologie, ma anche in formazione. Fortunatamente oggi il tema delle competenze, del reskilling e dell’upskilling del personale, è parte integrante delle strategie aziendali. Senza dimenticare che, al riguardo, ci sono benefici fiscali legati al Piano Transizione 4.0, che è in fase di discussione per il 2021 e che prevedono una serie di incentivi sulla formazione». [Fonte INDUSTRIAITALIANA.IT] 23 marzo 2021
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Semplificate le procedure per accedere alla “Nuova Sabatini”

La Nuova Sabatini (misura beni strumentali) è l’agevolazione messa a disposizione dal MiSE, Ministero dello Sviluppo Economico con il supporto di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, con l‘obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere, così, la competitività del sistema produttivo italiano. La nuova Legge di Bilancio 2021 ha introdotto novità normative che contribuiscono a semplificare ulteriormente le procedure per ottenere l’incentivo. È una procedura finalizzata a sostenere gli investimenti soprattutto delle micro, piccole e medie imprese per l’acquisto o l’ottenimento in leasing di nuovi impianti macchinari, attrezzature e hardware oltre a software e tecnologie digitali. La circolare emessa dal MiSE il 10 febbraio 2021 fornisce indicazioni e chiarimenti sulla modalità applicative della nuova normativa. Le domande presentate alle banche e agli intermediari finanziari a partire dal 1° gennaio 2021, potranno ottenere l’erogazione del contributo in un’unica soluzione, qualunque importo sia, invece di sei quote annuali come previsto in origine. L’erogazione in un’unica soluzione vale anche per le imprese che richiedono un importo non superiore a 100 mila euro e che hanno presentato la domanda prima del 1° gennaio 2021 e, precisamente, per il periodo che va tra il 1° maggio 2019 e il 16 luglio 2020. Per le domande presentate tra il 17 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, varrà la richiesta di un finanziamento per un importo non superiore a 200 mila euro. Sono ammessi tutti i settori produttivi inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione di attività finanziarie e assicurative e attività connesse all’esportazione. I beni da finanziare devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, nonché a software  e tecnologie digitali. [Fonte BUSINESSWEEKLY.IT]27 aprile 2021