News ICIM

News ICIM post

Webinar | Le competenze chiave in azienda per affrontare un futuro digitale e sostenibile

Cogliere le opportunità di finanziamento per investire sulle competenze e sviluppare percorsi di formazione allo scopo di accrescere e migliorare le competenze tecniche e digitali insieme alle abilità personali e professionali. Mai come in questo faticoso periodo è stata tanto evidente e percepita l’importanza delle competenze per fronteggiare cambiamenti lavorativi e di contesto. Non solo si sono rese urgenti nuove caratteristiche tecniche, ma sono diventate indispensabili anche una serie di soft skills personali. In questo quadro si inserisce una nuova e strategica misura di sostegno per le imprese: il Fondo nuove competenze dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Si tratta di un fondo pubblico cofinanziato dal Fondo sociale europeo, nato per contrastare appunto gli effetti economici dell’epidemia Covid-19, che consente alle aziende di adeguare le competenze dei lavoratori, destinando parte dell’orario aziendale alla formazione. In cosa consiste e come funziona tale Fondo lo approfondiremo il 27 maggio, dalle 9:30, in un webinar gratuito organizzato da ANIMA in collaborazione con TIFQ (ICIM Group), Ecole e RadicalBit. AGENDA9.30 Introduzione a cura di ANIMA Confindustria L’importanza della crescita delle competenze per le aziende ANIMA, i piani di Governo declinati sull’industria meccanicaAlessandro Maggioni Direttore tecnico, relazioni istituzionali ANIMA La sfida di Radicalbit e le nuove professioni del futuroLeo Pillon, Ceo Radicalbit Il valore delle abilità personali e professionali per la crescita delle competenzeAngela Cucciniello, Direttore Brand & Comunicazione ICIM GROUP L’importanza della condivisione e dell’allineamento nella formazione tecnicaMargherita Antonicelli, Training Manager TIFQ Il supporto dei finanziamenti alle imprese: lo strumento del fondo ANPAL e altri finanziamenti per la formazioneEmanuela Luppino, Responsabile finanziamenti formazione alle imprese ECOLE Question & Answer 11.30 Conclusioni REGISTRATI La partecipazione è gratuita e a numero chiuso su piattaforma GoToWebinar.È possibile porre domande in anticipo inviandole via mail a eventi@anima.it specificando in oggetto il nome del webinar. 11 maggio 2021
News ICIM post

Salute e sicurezza sul lavoro, siglata la collaborazione tra Inail e ANIMA

Anima Confindustria e Inail hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per lo sviluppo di attività congiunte per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori dell’industria meccanica. L’intesa, di durata triennale, conferma e rafforza le collaborazioni avviate negli ultimi 10 anni e che hanno portato alla redazione, ad esempio, delle “Schede per la definizione di piani di controllo di apparecchi di sollevamento”, delle “Schede di controllo rapido per la sicurezza della macchine alimentari” e del documento “Macchine da piccola perforazione – evoluzione dello stato dell’arte per la protezione degli elementi mobili coinvolti nel processo produttivo”. Questo importante accordo di collaborazione avrà ad oggetto attività di ricerca finalizzata al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, con particolare attenzione alla conformità dei prodotti alle direttive di riferimento applicabili, e nello specifico: sviluppo di attività di ricerca su temi di condiviso interesse per le Parti nell’ambito della progettazione/fabbricazione di macchine, impianti, apparecchi e prodotti per la definizione di soluzioni innovative per la conformità alle prescrizioni della Direttiva Macchine; definizione di documenti di indirizzo e proposte di buone prassi, per la conformità di macchine, impianti, apparecchi e prodotti ai requisiti di sicurezza prescritti dalle disposizioni legislative applicabili, anche sulla base di quanto previsto dallo stato dell’arte di riferimento; organizzazione di eventi a carattere divulgativo (convegni, seminari, workshop, ecc.) mirati al trasferimento dei contenuti di cui sopra ai diversi soggetti coinvolti (datori di lavoro, fabbricanti, tecnici della prevenzione, ecc.). L’accordo tra ANIMA e Inail conferma l’importanza del lavoro in rete tra istituzioni e parti sociali/associazioni per la diffusione sempre più capillare della cultura della prevenzione, l’analisi dei fattori di rischio, la promozione delle buone pratiche, la condivisione di documenti e schede oggettive e pratiche ed un impegno costante sul fronte dell’informazione e della formazione all’interno delle imprese e degli enti. [Fonte ANIMA.IT]11 maggio 2021
News ICIM post

Assente l’emendamento ‘cessione del credito d’imposta’ nel maxiemendamento presentato dal Governo

Nulla di fatto per la cessione del credito d’imposta previsto dal piano Transizione 4.0 per gli acquisti di beni strumentali, che pure era stata approvata 24 ore prima dalle commissioni congiunte Bilancio e Finanze del Senato. Nel corso della giornata di giovedì 6 maggio, infatti, il Governo ha presentato un maxiemendamento, sul quale ha poi posto la questione di fiducia, nel quale ha fatto proprie le proposte di emendamento approvate in commissione. Non tutte, però: tra quelle assenti spiccano proprio gli emendamenti che introducevano la cessione dei crediti d’imposta. Gli emendamenti sono stati rigettati dopo un intervento da parte della Ragioneria Generale, che ha sollevato dubbi sulla neutralità di questo provvedimento per le casse dello Stato. “Gli effetti finanziari – è il rilievo della Ragioneria – potrebbero essere particolarmente significativi per quei crediti che, come industria 4.0, prevedono una fruizione in quote annuali, perché l’impatto sul deficit sarebbe anticipato interamente al primo anno di utilizzo, indipendentemente dall’effettivo utilizzo in compensazione”. Per questo, spiega la Ragioneria, “non è possibile, allo stato, assentire proposte di estensione della cedibilità ad altre tipologie di crediti”. [Fonte INNOVATION POST.IT]7 maggio 2021
News ICIM post

Transizione 4.0 e cessione del credito d’imposta

Le commissioni del Senato allargano a istituti di credito e intermediari finanziari. È stato approvato in data 4 maggio 2021 dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato un emendamento che permetterà alle aziende di optare per la cessione del credito d’imposta derivante dall’acquisto di beni strumentali ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e intermediari finanziari. Prima di entrare in vigore, la nuova regola deve passare al vaglio dell’aula e, successivamente, il disegno di legge di conversione del Decreto Sostegni deve passare alla Camera dove l’approvazione è attesa entro la fine di maggio. Per mettere a punto il meccanismo della cessione, sarà in ogni caso necessario uno specifico  provvedimento dell’Agenzia delle Entrate. A premere per l’approvazione dell’emendamento sono state in particolare quelle categorie di imprese che temevano di non riuscire a monetizzare l’incentivo per l’acquisto di beni strumentali in tempi ristretti, benché oggi sia possibile fruire del credito d’imposta praticamente da subito. Si tratta degli imprenditori agricoli e di tutti quei soggetti che, per il regime fiscale cui sono soggetti, non hanno molte occasioni di utilizzare modelli “F24” con i quali scontare il credito d’imposta dai debiti verso la pubblica amministrazione. La cessione del credito resta, in ogni caso, un’opportunità di monetizzare subito il credito per tutte le categorie di imprese. L’emendamento replica, di fatto, il meccanismo della cessione a terzi del credito d’imposta già previsto dal Superbonus 110% per il comparto dell’edilizia e, coinvolgendo Transizione 4.0, lo allarga a una pluralità di settori produttivi. Un passaggio ritenuto da più parti fondamentale, perché rappresenta una riduzione dell’imposizione fiscale per chi investe in beni strumentali materiali e immateriali, innovazione tecnologica e green, macchinari 4.0. È utile ricordare che,  già adesso, la legge di bilancio prevede la possibilità per le imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro di fruire normalmente del credito per l’acquisto dei beni strumentali non 4.0 in un solo anno. Con la cessione del credito d’imposta, invece, il beneficio fiscale diventa quasi denaro contante, anche se occorrerà mettere in conto una commissione da pagare al soggetto che prenderà in carico il credito, sia esso una banca o un altro soggetto. In merito all’applicazione concreta del nuovo articolo rimangono alcuni punti sui quali dovrà essere fatta chiarezza. In primo luogo l’applicazione dovrebbe essere per tutti i crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, sia quelli 4.0, incentivati con aliquote fino al 50%, sia quelli per i beni strumentali semplici, incentivati con aliquota al 10%. E rimangono invece esclusi i crediti per ricerca, sviluppo, innovazione e formazione 4.0. Altro punto da chiarire è in merito alla gestione e cosa succederà nell’eventuale caso di cessione di un credito non spettante. [Fonte INNOVATION POST.IT]6 maggio 2021
News ICIM post

Il nuovo Regolamento Macchine: la proposta ufficiale da parte della UE

La Commissione Europea, al fine di armonizzare i requisiti di salute e sicurezza relativi alla progettazione, alla costruzione e al commercio dei macchinari all’interno della UE, affinché siano aggiornati con l’attuale tecnologia e applicati in modo uniforme da tutti i Paesi membri, ha elaborato una proposta ufficiale per il nuovo Regolamento Macchine che, una volta approvato, andrà a sostituire la vecchia Direttiva Macchine. La necessità di un nuovo Regolamento – dettata dalle differenze di applicazione della vecchia direttiva tra gli Stati membri e dalle criticità di una sua revisione mancante in ogni caso di standard per le nuove tecnologie – non convince comunque tutti, in particolare alcune associazioni di categoria preoccupate che si vada solo a complicare il processo di immissione sul mercato di nuovi prodotti. Su questo punto la federazione che rappresenta l’industria hi-tech europea (Orgalim), benché si sia dichiarata favorevole a migliorare l’armonizzazione delle normative e ad ampliare la portata del regolamento per coprire le nuove tecnologie, teme che alcune misure previste – come la valutazione di conformità da parte di terzi per tutti i macchinari ad alto rischio- possano aumentare i costi e accrescere oneri amministrativi e tempi di commercializzazione. Le prescrizioni relative alle tecnologie digitali, inoltre, potrebbero “condizionare” un’industria che deve invece rimanere “versatile, agile e innovativa”. La Commissione, da parte sua, ritiene sia importante il nuovo Regolamento Macchione, soprattutto per sostenere una ripresa sostenibile dopo la pandemia, considerando il settore dei macchinari una parte essenziale dell’industria meccanica e uno dei pilastri industriali dell’economia dell’Unione Europea. Inoltre, era necessario tenere in considerazione i nuovi rischi derivanti dalle tecnologie emergenti come, per esempio, l’interazione uomo-robot e le problematiche legate alla gestione dei macchinari sempre più connessi e del continuo aggiornamento dei loro software (aspetti non previsti dalla direttiva). Il nuovo Regolamento Macchine si applica ai macchinari, anche parzialmente completati, alle parti sostituibili, ai componenti di sicurezza, agli accessori per il sollevamento, a catene, corde, imbracature e ai dispositivi di trasmissione meccanica rimovibili, che possono essere immessi sul mercato soltanto se rispettano tutti i requisiti di sicurezza. Il “prodotto macchina”, quindi, deve essere progettato e costruito per prevenire e ridurre al minimo i rischi attinenti, tenendo in considerazione i risultati delle procedure di risk-assessment. Una corretta procedura deve determinare per cosa può o non può essere utilizzata una macchina, i rischi potenziali che possono derivare dall’interazione con l’uomo oltre a identificare le situazioni di pericolo che potrebbero insorgere all’utilizzo del macchinario e/o dei suoi prodotti, stimare il rischio di potenziali incidenti e delle conseguenze per gli operatori, indicando il modo per ridurre questi rischi. Nel caso in cui le tecnologie attualmente presenti non permettano il rispetto di tutte le procedure indicate, il produttore deve progettare la macchina in modo che risponda il più possibile agli standard richiesti dall’UE. Il Regolamento Macchine prevede una serie di obblighi per i costruttori, che partono dalla fase di progettazione e costruzione e che devono assicurare una serie di requisiti di sicurezza e che includono l’emissione dei documenti che certificano il rispetto degli standard previsti (dichiarazione di conformità europea). Gli obblighi riguardano anche gli importatori e i rivenditori ai quali è imposto il vincolo di verificare che il macchinario rispetti i requisiti di salute e sicurezza indicati dal Regolamento Macchine e che sia fornita tutta la documentazione relativa, documentazione che deve essere conservata per 10 anni. Gli Stati membri dovranno provvedere alla creazione e alla supervisione di enti notificati, incaricati dello svolgimento del risk-assessment sui macchinari e le loro attività. Tutti gli enti e le autorità che gestiscono le informazioni relative ai macchinari e ai soggetti produttori, importatori e rivenditori oltre agli Stati membri e la Commissione, devono garantire la riservatezza dei dati contenuti nella documentazione che viene loro fornita. Chi non rispetta gli standard e le procedure richieste è soggetto a sanzioni: multe che saranno decise dagli Stati membri sulla base dei principi di proporzionalità, efficacia e dissuasione e che dovranno essere comunicate alla Commissione entro 24 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento. Il Regolamento entrerà in vigore dopo 30 mesi dalla ratifica da parte de Parlamento di ogni singolo Stato per lasciare ai costruttori il tempo di adeguarsi alle nuove normative. [Fonte INNOVATION POST.IT]6 maggio 2021
News ICIM post

“Industry 4.0 ready”. Accordo tra PROBEST Service e ICIM SpA

Le imprese impegnate in soluzioni per l’interconnessione del “sistema fabbrica” possono far valutare la rispondenza dei propri prodotti ai requisiti richiesti dal Piano Transizione 4.0. Al via l’accordo siglato da PROBEST Service SpA (società di servizi di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE) con ICIM SpA, Ente di Certificazione di terza parte (controllato da ICIM GROUP) dedicato alla valutazione dei requisiti del nuovo Piano Transizione 4.0. L’accordo rispecchia l’esigenza espressa da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE di dare evidenza e risalto a quelle imprese che realizzano beni funzionali alla trasformazione digitale dell’industria rispettando i criteri indicati dal Piano Transizione 4.0 per l’ottenimento delle agevolazioni fiscali. La valutazione tecnica di rispondenza “INDUSTRY 4.0 READY” può essere richiesta dalle imprese per le loro famiglie di macchine utensili, robot o tipologie di soluzioni, a monte dell’interconnessione al sistema di fabbrica del cliente. Il vantaggio di questo documento per produttori e fornitori di beni è quello di comunicare correttamente al mercato la validità del proprio prodotto per rispondere ai requisiti del Piano Transizione 4.0. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno strumento di marketing, che consente di accrescere la competitività sul mercato ed ampliare il bacino d’utenza della propria impresa. La Valutazione Tecnica prevede una verifica documentale e l’esame del prodotto presso lo stabilimento del fornitore al fine di controllare l’effettiva rispondenza ai requisiti. Le imprese che otterranno una valutazione positiva potranno dimostrare che i propri prodotti sono consoni all’ottenimento degli incentivi fiscali previsti da Piano Industria 4.0, a condizione che detti prodotti siano successivamente interconnessi secondo quanto previsto dalla legge in vigore. 5 maggio 2021
News ICIM post

Rivoluzione idrogeno: la strategia italiana e quella europea

Anche se i tempi, allora, non erano maturi, è da 30 anni si parla di idrogeno, l’elemento chimico più leggero in natura e più abbondante dell’universo e straordinario vettore energetico. Un settore ancora tutto da costruire, gestire e regolare, con una cifra d’affari stimata in 130 miliardi di euro al 2030 e 820 miliardi al 2050. Oggi il tema dell’idrogeno è inserito nelle strategie europee per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e nella roadmap della UE verso la decarbonizzazione. Al tema è stata dedicata, lo scorso 7 aprile, un’intera puntata di ITALIA 4.0 la trasmissione di Class CNBC andata in onda sul canale 507 di Sky e che è possibile rivedere sul canale video di Milano Finanza. Innovationpost.it ne ha riassunto i contenuti in un piacevole articolo che riportiamo parzialmente di seguito. Blu, grigio e verde: tutti i colori dell’idrogenoPur essendo abbondantemente presente in natura, l’idrogeno non esiste come molecola unica, ma combinato con altri elementi, come l’acqua, gli idrocarburi e le sostanze minerali. “Quando si parla di idrogeno blu ci si riferisce a quello ottenuto dal gas naturale fossile senza emissioni di CO2. L’idrogeno grigio è quello estratto dagli idrocarburi e comporta emissione di CO2 in atmosfera. Estrarlo dalla molecola dell’acqua non comporta invece emissione di CO2 ed è quindi verde”, spiega Giulia Monteleone, responsabile idrogeno e celle a combustibile di ENEA. “L’attività di ricerca non si è mai fermata, oggi questo vettore riceve di nuovo attenzioni perché c’è l’opportunità di produrlo a partire dall’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sfruttando i surplus nei momenti di picco”. La strategia europea: 10 tonnellate di idrogeno nel 2030L’idrogeno non è una fonte primaria di energia, ma un vettore: può essere utilizzato per alimentare sistemi di trasporto, ma anche per produrre energia elettrica al posto di gas e carbone. Nella strategia europea rappresenta una componente chiave per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio al 2050. “L’obiettivo è rendere l’idrogeno pulito, ovvero ottenuto da solare e eolico, una soluzione praticabile su scala comunitaria nei settori dove l’elettrificazione non può arrivare o non è efficiente”, dice Stefano Grassi, capo gabinetto della Commissaria all’Energia della Commissione Europea. “La tabella di marcia ha tempi chiari: vogliamo arrivare a una produzione di 1 tonnellata di idrogeno verde al 2024 e 10 tonnellate al 2030. Oggi però l’idrogeno verde è meno del 4% della produzione di idrogeno: l’obiettivo è scalare in tempi rapidi questa produzione di molti fattori, in questo decennio”. Per arrivarci servono quattro elementi: riduzione del costo produzione, riduzione ulteriore del prezzo dell’energia rinnovabile, un embrione di rete di trasporto, un quadro regolatorio chiaro che dia certezza agli investimenti. La strategia italiana: 2 miliardi di euro nel PNRRIl ministro Cingolani si è impegnato a presentare entro fine aprile la strategia italiana sull’idrogeno. Alberto Dossi, Presidente H2IT, l’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, conferma: “Sono state varate le ‘linee guida’ e definiti 6 punti cardine, ovvero: penetrazione al 2%, 8 milioni di tonnellate di CO2 emesse, circa 5 GW installati, ricadute occupazionali con 200 mila posti di lavoro temporanei e 10 mila fissi, fino a 10 miliardi di euro di investimenti, fino a 27 miliardi di contributo in termini di Pil”. L’idrogeno verde ha però un costo importante, ed è fondamentale cercare di approntare una normativa chiara e duratura che sia abilitante per fare investimenti. “Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è un capitolo dedicato a energie rinnovabili, idrogeno e mobilità sostenibile di 18,2 miliardi: di questi all’idrogeno sono stati dedicati 2, mentre la Germania ne ha destinati 9 e la Francia 7”. Intanto è già stato avviato il progetto di realizzazione della prima Hydrogen Valley italiana presso il Centro Ricerche Enea Casaccia, alle porte di Roma, un insieme di infrastrutture hi-tech per la ricerca e la sperimentazione lungo tutta la filiera dell’idrogeno: dalla produzione alla distribuzione, dall’accumulo all’utilizzo come materia prima per la produzione di combustibili puliti e come vettore energetico, per ridurre le emissioni di CO2 nell’industria, nella mobilità, nella generazione di energia e nel residenziale Il nodo dei costiIl primo ostacolo nella roadmap è rappresentato dal costo di produzione dell’idrogeno verde. “Oggi viene già prodotto, ben 70 milioni di tonnellate, ma non viene usato ai fini energetici, bensì come materia prima in qualche processo industriale”, sottolinea Carlo Zorzoli, Responsabile Business Development di Enel Green Power. “Il primo passo da fare è la decarbonizzazione dell’idrogeno che già si produce, perché per farlo bisogna solo sostituire la materia prima”. Dello stesso parere Stefano Besseghini, Presidente di Arera – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, secondo il quale “l’idrogeno è ancora in una fase in cui l’innovazione va promossa e sviluppata”. La sfida sarà dunque trovare il punto di contatto tra la transizione energetica e la sostenibilità dei costi dell’idrogeno: fondamentale sarà la collaborazione tra pubblico e privato, ma la politica dovrà fare la sua parte. [Fonte INNOVATION POST.IT]5 maggio 2021
News ICIM post

La pandemia rallenta (ma non ferma) l’Internet of Things

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano rivelano che nemmeno la pandemia abbia fermato più di tanto l’evoluzione dell’IoT, un mercato che porta vantaggi e benefici in ogni ambito di applicazione: Smart Factory, Smart Car, Smart Logistic, Smart City e le altre varie e possibili applicazioni smart. Nel 2020 il mercato dell’IoT in Italia ha fatto registrare, infatti, solo una lieve flessione (-3%) rispetto al 2019 (andamento in linea a quello di altri Paesi occidentali che registrano variazioni tra il -5% e il +8%). Si tratta di un inevitabile rallentamento che, seppur in controtendenza con il trend di forte crescita degli ultimi anni (+24% nel 2019, e +35% nel 2018), si assesta sui 6 miliardi di euro per il 2020 con un totale di 93 milioni di connessioni IoT attive. I passi da gigante compiuti negli ultimi dieci anni alle tecnologie di comunicazione hanno colmato i gap che frenavamo lo sviluppo di alcune applicazioni sia in ambito short-range (ad esempio con l’avvento del Bluetooth Low Energy o l’evoluzione in termini di apertura e ampiezza dell’ecosistema da parte di ZigBee), sia long-range, ad esempio, con le reti Low Power Wide Area e le sperimentazioni 5G. La crescita della cultura digitale delle imprese ha favorito, più in generale, lo sviluppo di una maggiore consapevolezza dei benefici abilitanti dalle tecnologie IoT e dei nuovi servizi smart. Per quanto riguarda il giro d’affari e la quantità di spese e investimenti, il valore del mercato italiano si ripartisce equamente tra le applicazioni che sfruttano la tradizionale connettività cellulare per la comunicazione di ultimo miglio e quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione. In termini di volumi di connessioni IoT, a fine 2020 si registrano 34 milioni di connessioni cellulari (+10% rispetto al 2019), e 59 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+15%). Lo scenario complessivo evidenzia che il mercato IoT nel 2020 ha tenuto soprattutto grazie allo sviluppo di servizi: sono sempre più numerose le aziende in grado di raccogliere numerose quantità di dati dagli oggetti connessi, grazie ai quali integrare la propria offerta con nuovi servizi di valore. Un approccio che ha un impatto diretto sui numeri del mercato: i servizi raggiungono quota 2,4 miliardi di euro, in crescita del +4% rispetto al 2019, quindi un dato in controtendenza rispetto alla lieve decrescita del settore. Nel mondo manifatturiero, i dati provenienti da macchinari connessi (Smart Factory) permetto di impostare una migliore attività di manutenzione, passando da un approccio correttivo (in cui si interviene all’insorgere di un guasto) a un’ottica di manutenzione predittiva, che anticipa il malfunzionamento e ottimizza l’attività di intervento, riducendo tempi e costi legati all’inattività del macchinario. I dati dell’Osservatorio rivelano inoltre che l’emergenza ha portato le imprese a rivedere le proprie priorità in termini di avvio di progetti e di investimenti. Nel 2020 solo il 15% delle PMI e il 12% delle grandi aziende ritiene prioritario attivare iniziative di I-IoT, contro rispettivamente il 25% e il 16% che le mettono in secondo piano. Il 22% delle grandi imprese ha aumentato il budget dedicato ai progetti IoT per l’Industria 4.0 (il 14% lo ha ridotto), contro solo l’11% delle PMI (il 12% lo ha diminuito), mentre un quarto delle grandi imprese e un terzo delle PMI rimandano la decisione ai prossimi mesi. Interessanti anche i dati sui comparti dello Smart Metering gas ed elettrico (nel 2020 sono stati installati altri 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche, portando la diffusione al 70% del parco complessivo, e ben 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione, raggiungendo il 50% del totale dei contatori elettrici) e della Smart Car che vale 1,2 miliardi di euro (20% del totale mercato IoT) e che a fine 2020 conta 17,3 milioni di veicoli connessi, pari a quasi il 45% del parco circolante in Italia. La pandemia ha acceso l’interesse per la Smart City, ma ha anche portato incertezze sugli investimenti, rallentando in qualche caso l’avvio di progetti. Nel 2020 l’89% dei comuni italiani con più di 15mila abitanti considera la Smart City un tema rilevante (+9%) e per il 47% l’emergenza lo ha reso ancora più prioritario. La situazione sanitaria ha stimolato l’avvio di nuovi progetti che non erano stati pianificati in precedenza (16%), dall’altro lato, però, ha generato incertezza nelle decisioni da prendere (37%), con il 4% dei comuni che ha rallentato i progetti già programmati. Il 59% dei Comuni ha attivato almeno un’iniziativa di Smart City nel triennio 2018-2020, contro il 42% del periodo 2017-2019, ma il 46% dei progetti analizzati è ancora in fase pilota (+15%). Più di un comune su due ha avviato programmi stabili estesi all’intera area urbana coinvolgendo anche altre municipalità e attori terzi (54%, +8%), ma l’effettiva realizzazione di un ecosistema integrato che conduca più iniziative smart in parallelo è ancora lontana: solo l’11% di questi progetti è dettato dal coordinamento con un gruppo esteso di municipalità, mentre il 35% è realizzato dal singolo comune. [Fonte INNOVATION POST.IT]5 maggio 2021
News ICIM post

La mappa della cogenerazione

Il Politecnico di Milano, Italcogen (associazione che riunisce costruttori e distributori di impianti di cogenerazione) e l’Ufficio studi Anima, hanno mappato 809 impianti di cogenerazione ad alto rendimento (Car), pari a poco più del 50% del parco italiano. Questa mappatura è la prima indagine a livello nazionale che stima il potenziale del mercato delle aziende della cogenerazione al 2025. Quando si parla di efficienza energetica si prende in considerazione anche il mercato della cogenerazione. La cogenerazione si basa sul principio che in una centrale termoelettrica non tutta l’energia introdotta con il combustile è convertita in energia elettrica, ma una parte consistente si dissolve nell’ambiente sotto forma di calore di “scarto” ed è proprio qui che interviene la cogenerazione recuperando la maggior parte di questa energia termica di “scarto” aumentando di parecchio l’efficienza nell’uso delle fonti energetiche. Tra gli impianti mappati, circa il 30% sono in possesso delle industrie, il 35% del settore residenziale e un altro 35% appartengono al settore Energy, tra cui Esco e Utility. Oltre il 60% della capacità cogenerativa analizzata è in capo ai player del settore energy, il 35% in capo agli industriali e solo l’1% riguarda il settore residenziale. Il settore è, oggi, in evoluzione e ha visto un ampliamento dell’offerta che è cresciuta negli ultimi anni con l’ingresso dei fornitori specializzati in efficienza energetica come Esco e Utility. Ciò ha fatto sì che gli operatori forniscano un sempre maggior numero di servizi oltre alla semplice vendita dell’impianto trasformando il mercato che dal prodotto si sposta verso il servizio. Per identificare i driver che guidano il mercato della cogenerazione sono state condotte interviste sia con operatori di mercato (fornitori di tecnologia ed Esco) che con operatori industriali con la maggior predisposizione all’utilizzo di impianti cogenerativi. Sono emersi 4 fattori caratterizzanti il mercato che a loro volta sono stati categorizzati in 7 driver. Tra i fattori spicca l’evoluzione del contesto normativo, che vede da un lato gli effetti del decreto energivori, dall’altro la riforma sui TEE (Titoli Efficienza Energetica) e le incertezze sul futuro del meccanismo. Sulla stima del potenziale, incidono anche l’evoluzione dei modelli di business oltre ai nuovi paradigmi del mondo energy (sviluppo del teleriscaldamento o l’apertura al mercato dei servizi di spacciamento) e il contesto macro-economico. In vista degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, la cogenerazione trova un ideale collocamento come strumento per la transizione del sistema energetico attuale a quello futuro libero dal carbone e rappresenta, nel lungo termine, un efficace strumento per l’efficienza energetica in un’economia basata su vettori energetici puliti come l’idrogeno verde e i biocombustili. [Fonte INDUSTRIAMECCANICA.IT]5 maggio 2021
News ICIM post

Rifiuti RAEE, raccolti il 6% in più di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Malgrado le difficoltà causate dalla pandemia, è cresciuta del 6% la percentuale di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolti nel 2020 e pari a circa 365 tonnellate su base annua. Nonostante l’interruzione dei conferimenti ai centri di raccolta e il conseguente stop degli impianti dovuta, appunto, all’emergenza sanitaria, il risultato è stato migliore rispetto ai 12 mesi precedenti. Dal mese di maggio si è registrato un incremento significativo dei rifiuti RAEE a dispetto del calo del 40% nei primi mesi del lockdown. La raccolta più rilevante, con oltre 125 mila tonnellate, riguarda i cosiddetti “grandi bianchi” e, cioè, gli elettrodomestici. A questo riguardo c’è stato un lavoro costante da parte dei produttori che hanno garantito più di 200 mila ritiri sul territorio nazionale con una media di 564 ritiri al giorno. La performance però, non consente all’Italia di raggiugere l’obiettivo europeo del 65% sulla media di raccolta sull’immesso a consumo dei tre anni precedenti, obiettivo comunque non stabilito dalla maggior parte dei paesi facenti parte dell’UE. In Italia non c’è ancora, soprattutto al Sud, una capillare distribuzione dei centri di raccolta comunali ma anche alla non corretta gestione delle vecchie apparecchiature da parte dei distributori obbligati al ritiro in sostituzione dei nuovi elettrodomestici acquistati. Sono fenomeni, però, che aprono la strada a raccoglitori e impianti di trattamento poco trasparenti con il recupero dei soli materiali rivendibili e smaltimento abusivo di quel che resta con conseguente ripercussione negativa su ambiente ed economia. [Fonte RICICLANEWS.IT]5 maggio 2021
News ICIM post

Webinar 05/05/2021. “Raccolta e analisi dei dati dal campo” l’importanza del dato nell’evoluzione verso la Smart Factory 4.0

L’evoluzione da fabbrica a Smart Factory 4.0 comporta un processo di innovazione che porta alla produzione e alla raccolta di informazioni in modalità digitale che devono essere analizzate per ottenere ulteriori dati, un tassello determinante per la creazione del valore. Dotarsi di strumenti per la raccolta dei dati è dunque il primo passo per rispondere prontamente alle sfide del mercato in ottica sostenibile: l’analisi dei dati in real time per l’efficientamento del processo produttivo, per il controllo della produzione e il risparmio energetico. Mercoledì 5 maggio, alle ore 11, Softeam, ICIM SpA e GFL SA danno vita a un webinar gratuito dove verranno presentate soluzioni tecnologiche concrete per migliorare la raccolta, l’archiviazione e la visualizzazione dei dati provenienti dal campo nel settore manifatturiero. AGENDA Panoramica best practice da attuare in un percorso di attestazione 4.0.Valentina Vacca, Product Sales Manager I 4.0 ICIM SpA [ente di certificazione di riferimento in ambito Industria 4.0] L’esperienza con Orquestra per l’interfacciamento di due linee produttive complete con attestazione Industry 4.0Claudio Veggian, IT manager GFL SA [leader nella produzione di linee cosmetiche per il settore hospitality] Live Demo del prodottoOscar Ongania, Project Leader di Orquestra IIOT Data Manager Softeam [piattaforma per la raccolta dati dal campo] Per registrarsi, clicca qui
News ICIM post

Webinar 6/5/2021. UK 1 gennaio 2022 – Cambierà davvero tutto?

Immissione sul mercato dei prodotti e marchio UKCA: facciamo il punto. ANIMA, in collaborazione con UCIMU, ICIM SpA e lo Studio Legale Rucellai & Raffaelli, organizza il prossimo 6 maggio alle ore 10:30 un webinar gratuito con il quale fare il punto sull’immissione nel mercato del Regno Unito dei prodotti e prepararsi per tempo ai cambiamenti che verranno introdotti dal 1° gennaio 2022. Con la Brexit è infatti iniziata la transizione verso una nuova regolamentazione per l’accesso dei prodotti al mercato del Regno Unito. Le Aziende saranno chiamate a rivedere il proprio ruolo, ottemperando a quelli che sono gli obblighi introdotti con la marcatura di prodotto UKCA. Nel corso del webinar saranno quindi messi a fuoco i ruoli e le responsabilità degli operatori economici e le attività richieste per l’immissione sul mercato dei prodotti. AGENDA 10:30 Introduzione e presentazione del webinarANIMA Confindustria 10:35 L’immissione sul mercato dei prodotti: operatori economici, ruoli e responsabilità Elisa Teti, Studio Legale Rucellai & Raffaelli 11:15 La conformità di prodotto e la marcatura UKCA Vincenzo Delacqua, ICIM SpA 11:55 Q&A spazio alle domande È possibile porre domande in anticipo inviandole via mail a eventi@anima.it specificando in oggetto il nome del webinar. Per registrarsi, clicca qui 22 aprile 2021
News ICIM post

Missione dedicata al Digitale: cosa cambia nella prima bozza del Recovery Plan

Il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma che il Governo Italiano dovrà presentare alla Commissione Europea per accedere ai fondi messi a disposizione dal Next Generation Eu per far fronte alla crisi generata dalla pandemia, prosegue il suo percorso in vista della presentazione che scade il 30 aprile 2021. I fondi destinati al nostro Paese ammontano a 191,5 miliardi di euro di cui il 37% destinato a finanziare i progetti a sostegno della transizione verde e il 20%  alla trasformazione digitale. Presentando la bozza del Piano si potrà accedere fin da subito a una parte delle risorse che ammonta al 13% circa del valore complessivo e quindi, nell’immediato, si traduce con l’arrivo di 25 miliardi di euro. Resta l’articolazione del piano di investimenti in sei missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Analizzando la tabella degli stanziamenti si rivela che per la prima missione (digitalizzazione, l’innovazione, competitività e cultura) sono previste maggiori risorse per la Pubblica Amministrazione (11,75 miliardi contro i precedenti 11,45), sono leggermente ridotte quelle per i sistemi produttivi, mentre rimangono invariate a 8 miliardi di euro quelle per il turismo e la cultura. Per l’intera missione lo stanziamento totale è pari a 46,30 miliardi, in lieve aumento rispetto ai 46,18 miliardi stimati nella precedente versione. Inoltre, la parte dedicata alla digitalizzazione, innovazione e competitività sui sistemi produttivi di cui fa parte anche il piano di Transizione 4.0, prevede cinque interventi: transizione 4.0 richiede sforzi massicci e strutturati per sostenere la transizione digitale del sistema produttivo incentivando investimenti privati in beni strumentali tecnologicamente avanzati e in Ricerca, Sviluppo e Innovazione; innovazione e tecnologia dei microprocessori; digitalizzazione delle Piccole e Medie Imprese e Fondo di Garanzia per rafforzarne la capacità innovativa; banda ultra larga, 5G e connessioni satellitari con l’obiettivo di completare la rete nazionale di telecomunicazioni e ridurre il divario digitale; politiche industriali per Supply Chain e internazionalizzazione come strumenti di ripresa e resilienza del sistema produttivo. Lo stanziamento totale è diminuito passando da 26,73 miliardi a 26,55 miliardi. Rimane invariata la cifra di 3,10 milioni di euro per finanziare progetti già avviati, mentre i fondi per i nuovi progetti passa da 15,88 milioni a 15,70  milioni. Restano confermati gli obiettivi di aumentare gli investimenti delle imprese in nuovi beni capitali tecnologicamente avanzati e incentivare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]22 aprile 2021
News ICIM post

Trasferimento tecnologico: da ENEA Tech investimenti tra 100mila e 15 milioni di euro in PMI e Start-Up innovative

Investimenti tra i 100mila e i 15 milioni di euro in Start-Up o PMI innovative nei settori dell’economia circolare, healthcare technology, deep tech, information technology. È quanto metterà in campo ENEA Tech, la fondazione di diritto privato istituita con il Dl Rilancio dell’agosto 2020 per sostenere le imprese nel percorso di digitalizzazione. È la prima volta che un fondo pubblico interviene con investimenti diretti o indiretti nel capitale di rischio o di debito delle società che credono fortemente nelle tecnologie abilitanti alla trasformazione 4.0. Duplice l’obiettivo dell’operazione: velocizzare il processo di digitalizzazione delle PMI italiane e  contribuire allo sviluppo nel nostro Paese di tecnologie disruptive, dal quantum computing  alle interfacce per la cybersecurity. Dal punto di vista pratico ENEA Tech interverrà direttamente nel capitale delle società attraverso due modalità: da un lato su spin-off e imprese per espandere il tessuto produttivo del Paese;  dall’altro attraverso investimenti in tecnologie strategiche di interesse nazionale e la promozione di “salti tecnologici”. ENEA Tech ha già definito  accordi di collaborazione con il CNR e i suoi 88 istituti di ricerca e con Fondazione Bruno Kessler (FBK), Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Human Technopole (HT), oltre a essere in contatto con i Politecnici, per avere accesso al plafond di Start-Up che nascono al loro interno, e con altri poli universitari. Intenzione dell’Ente, come ha spiegato la presidente Anna Tampieri a Industriaitalia.it è quella di “avere un osservatorio di quanto viene prodotto nel Paese in termini di tecnologie disruptive e selezionare quelle che hanno il potenziale trasformativo di cui il Paese ha bisogno. Inoltre, per rafforzare la sovranità tecnologica italiana, è necessario attrarre i cervelli in fuga e poi agire per fare emergere le potenzialità inespresse (dalle donne, al Sud, alle aree interne, ai talenti sprecati)”.  ENEA Tech agirà attraverso il Fondo per il Trasferimento Tecnologico istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, con una dotazione iniziale di 500 milioni in quattro anni (e a regime di un miliardo), le cui risorse, come stabilito dall’art. 42 del Decreto Rilancio, sono “volte a favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati nella realizzazione di progetti di innovazione”. [Fonte INDUSTRIAITALIANA.IT]22 aprile 2021
News ICIM post

22 Marzo: giornata mondiale dell’acqua

Si celebra oggi 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua. La domanda di acqua cresce in maniera costante, con l’agricoltura che da sola è responsabile del 70% del suo consumo globale e del 92% dell’impronta idrica complessiva, indicatore che rappresenta le risorse idriche utilizzate, in maniera diretta e indiretta, per produrre i beni e i servizi consumati da una nazione. In Italia l’impronta idrica è pari a 6.300 litri per persona, superiore del 30% rispetto alla Francia, ma inferiore del 6% sulla Spagna e del 20% rispetto agli Stati Uniti. A livello globale ci sono 3,2 miliardi di persone di persone colpite dalla scarsità d’acqua, 1,2 miliardi in maniera estrema. È una risorsa sempre più scarsa e preziosa, basti pensare che il 97,5% dell’acqua del nostro pianeta è salata e della parte rimanente i 2/3 sono ghiaccio. Ne rimane una percentuale molto bassa nei fiumi, nei laghi, nelle falde acquifere e nell’atmosfera. L’acqua può diventare un elemento centrale del Green New Deal ma è necessario che migliori il livello di efficienza nel Mezzogiorno e che aumentino gli investimenti in tutto il Paese, mettendo in atto un grande piano per la gestione della risorsa idrica . Nell’intervista rilasciata a INFOBUILDENERGIA, Fabrizio Leoni, Presidente di AQUA ITALIA, associazione federata ANIMA CONFINDUSTRIA sottolinea “L’assetto legislativo italiano è completo, fin da quanto disposto nel Decreto legislativo 31 del 2001 che recepiva la precedente direttiva 98/83/CE e il Decreto 6 aprile 2004, n. 174 per i materiali a contatto con l’acqua. Entrambi i disposti fissano regole ben precise per permettere di avere, al rubinetto, un’acqua potabile che soddisfi elevati standard di qualità”. ICIM GROUP, la holding il cui socio di maggioranza è ANIMA, è attenta alle logiche di tutela della salute umana per quello che riguarda i materiali che entrano a contatto con l’acqua potabile. Le società del gruppo offrono al mercato del comparto attività finalizzate al rispetto delle prescrizioni della Direttiva (UE) 2020/2184 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. Supporto tecnico e formazione con TIFQ, verifica sperimentale dei sistemi di trattamento dell’acqua potabile e valutazione dei requisiti di prestazione, di sicurezza e di prova delle attrezzature per il condizionamento dell’acqua all’interno degli edifici con TIFQlab, certificazione con ICIM SpA grazie allo schema proprietario che si rivolge a tutti i produttori di tubazioni, pompe, valvole, serbatoi di contenimento e riscaldamento dell’acqua e anche ai costruttori di impianti e componenti per il trattamento delle acque, rubinetterie, componentistica varia. Un percorso di certificazione che, grazie alle verifiche di conformità condotte da un ente di terza parte, offre alle aziende la possibilità di dimostrare al mercato la corretta rispondenza ai requisiti legislativi dei propri processi produttivi e dei materiali utilizzati. [Fonte INFOBUILD ENERGIA] 22 marzo 2021
News ICIM post

Nuovo bando Macchinari Innovativi da 132,5 milioni di euro

Per PMI, reti di imprese e professionisti di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia: dal 13 aprile le domande per gli incentivi. È stato pubblicato dal MISE Ministero dello Sviluppo economico il secondo bando “Macchinari innovativi” che si rivolge a PMI, reti di imprese e professionisti delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il nuovo bando sostiene la realizzazione di programmi di investimento diretti a consentire la trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa o a favorire la transizione del settore manifatturiero verso il paradigma dell’economia circolare. La misura è finanziata con 132,5 milioni di euro – una cifra pari a quella stanziata lo scorso anno con l’apertura del primo sportello del bando – nell’ambito del Programma operativo nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), che permette di attivare risorse comunitarie già stanziate. Le domande potranno essere compilate dalle ore 10 del 13 aprile 2021, mentre l’invio della richiesta potrà avvenire dalle ore 10 del 27 aprile 2021. La misura sostiene gli investimenti in tecnologie abilitanti afferenti il piano Impresa 4.0 e/o transizione d’impresa verso il paradigma dell’economia circolare allo scopo di aumentare efficienza e flessibilità gestionale. Viene finanziato l’acquisto (spese non inferiori a 400mila euro e non superiori a 3 milioni di euro) di macchinari, impianti e attrezzature strettamente funzionali alla realizzazione dei programmi di investimento (realizzati presso unità produttive nei territori indicati), nonché programmi informatici (software) e licenze correlati all’utilizzo di beni nuovi e riferiti ad immobilizzazioni materiali e immateriali. Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese (PMI) e i liberi professionisti iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali e le imprese che aderiscono a un contratto di rete. Per i moduli per le domande, spese ammissibili, soggetti beneficiari, entità dei contributi, clicca qui [Fonte INNOVATIONPOST.IT]9 aprile 2021
News ICIM post

Energia: ENEA coordina il progetto europeo per ridurre i costi dell’idrogeno verde

È coordinato da ENEA il progetto europeo PROMETEO[1] che, con un investimento pari a 2,7 milioni di euro di cui circa 2,5 milioni finanziati dall’UE attraverso il programma pubblico-privato FCH JU (Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking), si propone di ridurre i costi di produzione dell’idrogeno verde (a meno di 2 €/kg in prospettiva), grazie a una tecnologia altamente efficiente che combina l’elettricità da fotovoltaico o eolico, con il calore da solare a concentrazione. Nel progetto, della durata di 42 mesi, è coinvolto un pool di imprese e istituzioni di ricerca italiane ed europee: la Fondazione Bruno Kessler (FBK), la spagnola IMDEA Energy e l’Istituto di ricerca svizzero EPFL che, insieme all’ENEA, si occuperanno dell’integrazione del prototipo con le fonti rinnovabili; l’italo-svizzera SOLIDpower fornirà elettrolizzatori e il sistema di termo-regolazione, mentre il Gruppo italiano Maire Tecnimont sarà a capo dell’ingegnerizzazione del prototipo e della messa in marcia dell’impianto attraverso due sue controllate, l’italiana NextChem e l’olandese Stamicarbon. Un ruolo fondamentale nello sviluppo di applicazioni finali lo avranno anche i potenziali utilizzatori della tecnologia: la Snam per l’iniezione di idrogeno verde nella rete gas, la spagnola Capital Energy per lo stoccaggio chimico di elettricità rinnovabile e l’olandese Stamicarbon per i possibili impieghi nell’industria chimica. La sfida di PROMETEO è quella garantire continuità alla produzione di idrogeno da elettrolisi anche quando l’energia rinnovabile da fonte solare non è disponibile a causa dell’intermittenza o nei periodi in cui è più conveniente utilizzarla, come ad esempio nei surplus di produzione: questo consentirà di abbattere i costi di produzione di idrogeno verde, aumentandone la competitività. Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050, inoltre, impongono alla ricerca di trovare nuove strade per produrre e sfruttare le fonti rinnovabili in modo ottimale e su larga scala e l’idrogeno verde ha tutte le caratteristiche per supportare la transizione energetica soprattutto nei settori industriali maggiormente coinvolti come quello energetico, chimico e in particolare dei fertilizzanti azotati. [1] Hydrogen PROduction by MEans of solar heat and power in high TEmperature solid Oxide electrolysers. [Fonte ENEA.IT]9 aprile 2021
News ICIM post

Efficienza energetica nell’industria, come raggiungere una produzione più sostenibile

L’impatto dell’industria sulla sostenibilità è rilevante considerando che è responsabile del consumo del 37% di energia a livello globale e produce il 24% delle emissioni di anidride carbonica. I dati forniti da IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, mostrano quanto il tema della sostenibilità dei nostri modelli produttivi sia centrale per poter raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti con gli Accordi di Parigi e rafforzati con il Green New Deal europeo. La crescita del consumo di energia è stata guidata in gran parte nei settori industriali ad alta intensità energetica (prodotti chimici, ferro e acciaio, cemento, cellulosa e carta e alluminio) e il 70% del consumo è associato ai motori elettrici. Negli edifici commerciali, il 38% del consumo di energia deriva proprio dall’utilizzo di motori elettrici che possono, però, avere un ruolo importante per la riduzione dell’energia consumata dal settore. Infatti, sono stati fatti molti passi in avanti nel creare nuovi motori più efficienti in termini di consumo di energia: anche i motori a induzione a corrente alternata, nati nel diciannovesimo secolo, sono stati negli anni costantemente migliorati, sulla base di cambiamenti di materiale e del design delle componenti (statore e rotore). I moderni motori a induzione hanno un alto tasso di efficientamento energetico: quelli che secondo i criteri di consumo energetico sono classificati dalla International Electrotechnical Commission (IEC) come IE3, ad esempio, riescono a raggiungere il 96% di efficienza, mentre i più moderni IE4 permettono uno spreco di energia del 15% inferiore ai motori IE3. A questi si aggiunge il più recente motore IE5 “ultra-premium efficiency”, che rappresenta il più alto livello di efficienza che sia stato raggiunto da qualsiasi progetto attuale. Sembra quindi che l’alto consumo di energia sia dovuto all’utilizzo di modelli ormai obsoleti, come i motori IE1 e IE2, che spesso forniscono molta più potenza di quella richiesta. Si stima che, se l’80% dei motori industriali installati oggi fossero sostituiti con motori ultra-premium efficienti IE5, si risparmierebbero 160 terawatt-ora di energia all’anno, equivalenti a più del consumo annuale di energia della Polonia. Anche l’utilizzo di azionamenti a velocità variabile può permettere di ridurre gli sprechi di energia e si calcola che circa il 50% dei motori industriali trarrebbe beneficio dall’essere accoppiato con un azionamento. Ad oggi, si stima che il 23% dei motori elettrici industriali è equipaggiato con un azionamento a velocità variabile, cifra che secondo gli esperti salirà al 26% nei prossimi anni. Nel suo rapporto annuale l’agenzia Internazionale dell’Energia sottolinea, infine, la necessità di interventi governativi che impongano target di consumo energetico ed emissioni di Co2 e la collaborazione tra governi e imprese permetterebbe di passare a metodi di produzione secondaria basati sul riciclo di materie prime. Per fare questo occorre una politica sulle energie rinnovabili che renda conveniente puntare sull’efficientamento energetico e sempre meno sull’utilizzo del carbone, anche in vista dell’obiettivo europeo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. [Fonte INNOVATIONPOST.IT]30 marzo 2021
News ICIM post

Transizione energetica dalle città: cresce il cambiamento dal basso grazie ai cittadini

Le città sono responsabili di circa tre quarti del consumo finale di energia e di emissioni di CO2. Il 55% della popolazione mondiale risiede in ambito urbano e il numero è destinato ad aumentare sensibilmente. Nel 2020 oltre 1 miliardo di persone, circa il 25% della popolazione urbana, vive in una città i cui obiettivi o iniziative politiche sono dedicate alle energie rinnovabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto stilato da REN21, comunità globale delle fonti rinnovabili composta da attori del mondo della scienza, dei governi, delle ONG e dell’industria. Sta crescendo la sensibilità verso i temi energetici e, a fine 2020, si contano 1.300 amministrazioni cittadine che hanno attuato una politica di produzione e consumo di energia rinnovabile, mentre oltre 10.500 città a livello globale hanno adottato obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. La pressione dei cittadini sulle amministrazioni locali per agire sul cambiamento climatico è cresciuta di molto se consideriamo che nel 2020 ben 1.852 città in 29 paesi hanno dichiarato emergenze climatiche (rispetto alle 1.400 del 2019) e almeno 231 governi comunali hanno presentato un piano d’azione per il clima. Geograficamente parlando, si moltiplicano in tutto il mondo gli obiettivi di energia rinnovabile, anche se la maggior parte degli obiettivi si registrano in Nord America e in Europa seguiti dall’Asia. Nelle città, lo sforzo relativo alle energie rinnovabili si è concentrato sul settore dell’elettricità, ma anche gli obiettivi per la riduzione dell’energia per il riscaldamento e raffreddamento e per la decarbonizzazione stanno crescendo, seppur più lentamente. Molta attenzione, inoltre, viene posta dai cittadini sulla qualità dell’aria e sulla necessità di avere politiche green. Interessante notare come il maggior dinamismo verso gli obiettivi di transizione energetica si concentri nelle città di piccole o media grandezza con una fascia di popolazione fino a 500.000 abitanti. In Europa, per esempio, sono 357 le città che si sono date obiettivi precisi sulle energie rinnovabili che non prendono in esame solo la produzione elettrica da energie rinnovabili ma guardano anche al settore residenziale e ai trasporti, con un forte accento sulla mobilità elettrica, che vede una crescita sempre maggiore. In Italia sono 45 le città che intendono soddisfare i propri consumi al 100% da fonti rinnovabili. Attualmente la pandemia causa un rallentamento nella transizione energetica. La crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria ha, ovviamente, dato priorità nell’agenda politica a sanità e ripresa economica. In ogni caso, l’opinione pubblica ritiene che si potrebbero eliminare i sussidi ancora presenti verso le fonti fossili. [Fonte INFOBUILDENERGIA.IT]22 aprile 2021
News ICIM post

L’intelligenza artificiale in fabbrica: una guida pratica a cura del World Manufacturing Forum

Secondo WMF, World Manufacturing Forum, gli ambiti di applicazione dell’Intelligenza Artificiale nel settore manifatturiero sono tre: digital supply network, factory shop floor e machine tools e, se si implementasse, sarebbe possibile ridurre tempi e costi della produzione, aumentandone la produttività. Marco Taisch, scientific chairman del WMF, ha stilato una guida pratica per imprenditori, plant manager, responsabili operation, automazione e produzione, professionisti del mondo delle macchine utensili, chief information office, chief technology offer e responsabili del purchasing. Il World Manufacturing Forum ha studiato le possibili applicazioni che l’Intelligenza Artificiale ha e può avere sulla produzione senza dimenticare il considerevole impatto sul business. Si va dalla pianificazione della supply chain alla gestione automatizzata del magazzino, dall’energy management alle macchine utensili fino alla manutenzione predittiva. Il WMF le ha messe in evidenza nel report 2020 intitolato Il manifatturiero nell’era dell’intelligenza artificiale.§Marco Taish, scientific chairman do WMF, ha dichiarato che «l’Intelligenza Artificiale è l’ultima delle tecnologie arrivate a maturazione, ed è talmente spinta come applicazione e potenzialità che non è ancora alla portata di tutti. Infatti ci sono tante imprese italiane, piccole e medie, che hanno ancora bisogno di completare quella transizione verso il 4.0, implementando altre tecnologie che sono più fondamentali dell’Intelligenza Artificiale, ma che risultano altrettanto determinanti per fare quel salto di produttività di cui le aziende hanno bisogno». Un utilizzo che, soprattutto nel caso delle PMI che costituiscono il tessuto economico del nostro Peaese, non ha ancora raggiunto il suo culmine. L’impiego dell’Intelligenza Artificiale nell’industria porta, infatti, a diversi vantaggi, sia dal punto di vista organizzativo sia economico, tra cui: pianificazione della produzione, gestione ottimale del magazzino con conseguente miglioramento del comparto logistico, progettazione automatizzata, sviluppo di nuovi prodotti e servizi, efficientamento energetico. Senza contare che l’uso in ambito manifatturiero permette di avere un maggiore controllo dell’impianto tramite manutenzione preventiva e predittiva, con grande risparmio di tempo, risorse e costi. «Innanzitutto – commenta Taisch – bisogna connettere le macchine tramite piattaforme di IoT. Quindi occorre creare dei sistemi di monitoraggio in tempo reale per poter visualizzare i dati prodotti a bordo macchina su un pc, su un tablet, su uno smartwatch: è questo il passaggio che oggi, credo, farebbe fare un salto quantico al sistema italiano. Perché, in questo modo il tecnico può intervenire in tempo reale conducendo il macchinario a quella produttività che diversamente è difficile da raggiungere». Il secondo passo avviene quando le macchine vengono connesse, iniziando così a generare dati che devono poter essere immagazzinati, ad esempio in cloud, e successivamente analizzati. Questo permette, avendo le competenze necessarie, di fare diagnosi e capire che cosa è successo e come intervenire, per esempio, nel caso in cui una macchina si è fermata o perché è scesa la produttività. «Nel caso delle skill il problema è duplice: da una parte occorre farsi installare questi sistemi da professionisti esterni all’azienda, ma dall’altra il problema è interno – evidenzia Taisch – Tutti questi dati che ho monitorato e immagazzinato come li uso? Sono in grado di esaminarli per aumentare la mia produttività? Per questo motivo gli imprenditori non devono investire solo in tecnologie, ma anche in formazione. Fortunatamente oggi il tema delle competenze, del reskilling e dell’upskilling del personale, è parte integrante delle strategie aziendali. Senza dimenticare che, al riguardo, ci sono benefici fiscali legati al Piano Transizione 4.0, che è in fase di discussione per il 2021 e che prevedono una serie di incentivi sulla formazione». [Fonte INDUSTRIAITALIANA.IT] 23 marzo 2021
News ICIM post

Semplificate le procedure per accedere alla “Nuova Sabatini”

La Nuova Sabatini (misura beni strumentali) è l’agevolazione messa a disposizione dal MiSE, Ministero dello Sviluppo Economico con il supporto di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, con l‘obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere, così, la competitività del sistema produttivo italiano. La nuova Legge di Bilancio 2021 ha introdotto novità normative che contribuiscono a semplificare ulteriormente le procedure per ottenere l’incentivo. È una procedura finalizzata a sostenere gli investimenti soprattutto delle micro, piccole e medie imprese per l’acquisto o l’ottenimento in leasing di nuovi impianti macchinari, attrezzature e hardware oltre a software e tecnologie digitali. La circolare emessa dal MiSE il 10 febbraio 2021 fornisce indicazioni e chiarimenti sulla modalità applicative della nuova normativa. Le domande presentate alle banche e agli intermediari finanziari a partire dal 1° gennaio 2021, potranno ottenere l’erogazione del contributo in un’unica soluzione, qualunque importo sia, invece di sei quote annuali come previsto in origine. L’erogazione in un’unica soluzione vale anche per le imprese che richiedono un importo non superiore a 100 mila euro e che hanno presentato la domanda prima del 1° gennaio 2021 e, precisamente, per il periodo che va tra il 1° maggio 2019 e il 16 luglio 2020. Per le domande presentate tra il 17 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, varrà la richiesta di un finanziamento per un importo non superiore a 200 mila euro. Sono ammessi tutti i settori produttivi inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione di attività finanziarie e assicurative e attività connesse all’esportazione. I beni da finanziare devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, nonché a software  e tecnologie digitali. [Fonte BUSINESSWEEKLY.IT]27 aprile 2021