La pandemia rallenta (ma non ferma) l’Internet of Things

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Gli ultimi dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano rivelano che nemmeno la pandemia abbia fermato più di tanto l’evoluzione dell’IoT, un mercato che porta vantaggi e benefici in ogni ambito di applicazione: Smart Factory, Smart Car, Smart Logistic, Smart City e le altre varie e possibili applicazioni smart.
Nel 2020 il mercato dell’IoT in Italia ha fatto registrare, infatti, solo una lieve flessione (-3%) rispetto al 2019 (andamento in linea a quello di altri Paesi occidentali che registrano variazioni tra il -5% e il +8%). Si tratta di un inevitabile rallentamento che, seppur in controtendenza con il trend di forte crescita degli ultimi anni (+24% nel 2019, e +35% nel 2018), si assesta sui 6 miliardi di euro per il 2020 con un totale di 93 milioni di connessioni IoT attive.

I passi da gigante compiuti negli ultimi dieci anni alle tecnologie di comunicazione hanno colmato i gap che frenavamo lo sviluppo di alcune applicazioni sia in ambito short-range (ad esempio con l’avvento del Bluetooth Low Energy o l’evoluzione in termini di apertura e ampiezza dell’ecosistema da parte di ZigBee), sia long-range, ad esempio, con le reti Low Power Wide Area e le sperimentazioni 5G.
La crescita della cultura digitale delle imprese ha favorito, più in generale, lo sviluppo di una maggiore consapevolezza dei benefici abilitanti dalle tecnologie IoT e dei nuovi servizi smart.
Per quanto riguarda il giro d’affari e la quantità di spese e investimenti, il valore del mercato italiano si ripartisce equamente tra le applicazioni che sfruttano la tradizionale connettività cellulare per la comunicazione di ultimo miglio e quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione. In termini di volumi di connessioni IoT, a fine 2020 si registrano 34 milioni di connessioni cellulari (+10% rispetto al 2019), e 59 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+15%).
Lo scenario complessivo evidenzia che il mercato IoT nel 2020 ha tenuto soprattutto grazie allo sviluppo di servizi: sono sempre più numerose le aziende in grado di raccogliere numerose quantità di dati dagli oggetti connessi, grazie ai quali integrare la propria offerta con nuovi servizi di valore. Un approccio che ha un impatto diretto sui numeri del mercato: i servizi raggiungono quota 2,4 miliardi di euro, in crescita del +4% rispetto al 2019, quindi un dato in controtendenza rispetto alla lieve decrescita del settore.

Nel mondo manifatturiero, i dati provenienti da macchinari connessi (Smart Factory) permetto di impostare una migliore attività di manutenzione, passando da un approccio correttivo (in cui si interviene all’insorgere di un guasto) a un’ottica di manutenzione predittiva, che anticipa il malfunzionamento e ottimizza l’attività di intervento, riducendo tempi e costi legati all’inattività del macchinario.
I dati dell’Osservatorio rivelano inoltre che l’emergenza ha portato le imprese a rivedere le proprie priorità in termini di avvio di progetti e di investimenti. Nel 2020 solo il 15% delle PMI e il 12% delle grandi aziende ritiene prioritario attivare iniziative di I-IoT, contro rispettivamente il 25% e il 16% che le mettono in secondo piano. Il 22% delle grandi imprese ha aumentato il budget dedicato ai progetti IoT per l’Industria 4.0 (il 14% lo ha ridotto), contro solo l’11% delle PMI (il 12% lo ha diminuito), mentre un quarto delle grandi imprese e un terzo delle PMI rimandano la decisione ai prossimi mesi.
Interessanti anche i dati sui comparti dello Smart Metering gas ed elettrico (nel 2020 sono stati installati altri 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche, portando la diffusione al 70% del parco complessivo, e ben 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione, raggiungendo il 50% del totale dei contatori elettrici) e della Smart Car che vale 1,2 miliardi di euro (20% del totale mercato IoT) e che a fine 2020 conta 17,3 milioni di veicoli connessi, pari a quasi il 45% del parco circolante in Italia.
La pandemia ha acceso l’interesse per la Smart City, ma ha anche portato incertezze sugli investimenti, rallentando in qualche caso l’avvio di progetti. Nel 2020 l’89% dei comuni italiani con più di 15mila abitanti considera la Smart City un tema rilevante (+9%) e per il 47% l’emergenza lo ha reso ancora più prioritario. La situazione sanitaria ha stimolato l’avvio di nuovi progetti che non erano stati pianificati in precedenza (16%), dall’altro lato, però, ha generato incertezza nelle decisioni da prendere (37%), con il 4% dei comuni che ha rallentato i progetti già programmati.
Il 59% dei Comuni ha attivato almeno un’iniziativa di Smart City nel triennio 2018-2020, contro il 42% del periodo 2017-2019, ma il 46% dei progetti analizzati è ancora in fase pilota (+15%). Più di un comune su due ha avviato programmi stabili estesi all’intera area urbana coinvolgendo anche altre municipalità e attori terzi (54%, +8%), ma l’effettiva realizzazione di un ecosistema integrato che conduca più iniziative smart in parallelo è ancora lontana: solo l’11% di questi progetti è dettato dal coordinamento con un gruppo esteso di municipalità, mentre il 35% è realizzato dal singolo comune.

[Fonte INNOVATION POST.IT]
5 maggio 2021